Sette anni di carcere e nessuna attenuante. È quanto ha chiesto ieri il pm Erica Battaglia per Alessandro Proto, quarantaseienne milanese più volte balzato agli onori delle cronache per essere un impostore (come lui stesso si è definito in un libro). Reduce da un patteggiamento a 4 anni per aver...

Sette anni di carcere e nessuna attenuante. È quanto ha chiesto ieri il pm Erica Battaglia per Alessandro Proto, quarantaseienne milanese più volte balzato agli onori delle cronache per essere un impostore (come lui stesso si è definito in un libro). Reduce da un patteggiamento a 4 anni per aver spillato 130mila euro a una malata di cancro, l’irriducibile millantatore è stato processato a Brescia per un’altra truffa ai danni di una trentaseienne svedese. La malcapitata, attratta dalla promessa di guadagnare in Borsa, tra il 2017 e il 2019 gli ha fatto 237 bonifici per 542mila euro. "La sua unica colpa è stata fidarsi – ha detto l’avvocato di parte civile –. Le minacce ricevute per pagare sono documentate".

Il procedimento è approdato a Brescia perché il sedicente broker avrebbe persino falsificato atti giudiziari, tra cui uno della Corte d’appello di Milano. Stando all’accusa, per tranquillizzare la parte offesa che reclamava la restituzione dei soldi, l’imputato avrebbe finto di essere stato arrestato e poi prodotto atti con cui sollecitava il pagamento di una cauzione per tornare in libertà. "È stata la vittima a contattare il povero Proto, il quale se ne è approfittato – ha arringato la difesa chiedendo il minimo della pena –. Il mio assistito si è reso protagonista solo di truffe vessatorie, non ha mai esercitato violenza. Non ci sono state né estorsioni né riciclaggio". Un’accusa, l’ultima, che ha fatto finire a giudizio in altra sede la moglie e la figlia dell’imputato. Sentenza il 7 giugno.

Beatrice Raspa