Airbnb evade da anni le tasse in Italia, l’accusa: “Non pagare la cedolare secca è una policy aziendale”

Al colosso statunitense degli affitti brevi la Guardia di Finanza ha sequestrato 779 milioni di euro. La replica dell’azienda: “Non siamo soggetti alla legislazione italiana”

Airbnb, l'app per gli affitti brevi
Airbnb, l'app per gli affitti brevi

Da anni, Airbnb avrebbe “assunto la deliberata opzione aziendale” di evadere le tasse italiane non conformandosi alla legge sul versamento della cedolare secca sugli affitti “con il fine precipuo di non rischiare la perdita di fette di mercato in favore della concorrenza”. Sono queste, in sintesi, le ragioni per le quali la Procura di Milano ha decretato il sequestro preventivo di oltre 779 milioni di euro per evasione fiscale a carico dell’azienda statunitense.

Il giudice per le indagini preliminari Angela Minerva ha disposto il sequestro su richiesta dei pubblici ministeri Giovanni Polizzi, Giancarla Serafini, Cristiana Roveda e dell’aggiunto Tiziana Siciliano. Il pericolo è che “la somma oggetto di illecito risparmio fiscale venga interamente dispersa”, con danni per il “mancato incasso del debito erariale” ma anche per “tutti gli altri operatori del settore che invece versano regolarmente tale imposta”. In altre, parole, senza il sequestro Airbnb avrebbe potuto trasferire i soldi e renderli irreperibili all’autorità italiana.

Per la giustizia italiana, Airbnb ha tenuto negli anni “un comportamento apertamente ostruzionistico verso l'amministrazione finanziaria italiana ed omettendo sino ad oggi di eseguire alcuna dichiarazione di alcun versamento erariale”. Circostanza “confermata dal fatto – scrive il giudice nel provvedimento – che la politica aziendale non è mutata, come confermato dal protrarsi dell'omissione anche negli anni successivi a quelli di verifica”.

L’azienda, che ha decine di migliaia di clienti nel Paese, ha detto che continua a credere che “Airbnb non sia soggetta alla legislazione fiscale italiana”, sulla base di una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea e attualmente all'esame di un tribunale italiano. Fino alla sentenza definitiva, l’azienda ritiene di non dover pagare la cedolare secca.

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