Milano, la Finanza sequestra 779 milioni di euro ad Airbnb: “Evasione su cedolare secca per cinque anni”

Secondo la procura il colosso degli affitti brevi si sarebbe sottratto “alla dichiarazione e al versamento, in qualità di sostituto d'imposta” delle ritenute. La replica: “Continuiamo a credere che Airbnb non sia soggetta alla legislazione fiscale italiana”

Airbnb

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Milano, 6 novembre 2023 - La Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato su ordine del gip, nell'ambito di un'inchiesta della Procura per reati fiscali, oltre 779 milioni di euro ad Airbnb Ireland Unlimited Company, titolare dell'omonima piattaforma di affitti brevi, nonché nei confronti di tre persone che hanno rivestito cariche di amministrazione all'interno del gruppo statunitense, tra il 2017 e il 2021. Nell'indagine della Procura di Milano si ipotizza, in base alle risultanze di verifiche fiscali effettuate dalle fiamme gialle, che la società non abbia versato la cosiddetta ‘cedolare secca’ sui canoni di locazione breve per quasi 4 miliardi (3.711.685.297 euro), corrisposti negli ultimi 5 anni dagli ospiti delle strutture ricettive. 

L’inchiesta

L'esecuzione del provvedimento cautelare firmato dal gip Angela Minerva, giunge al termine delle indagini condotte dal pm Giovanni Polizzi, Cristiana Roveda e Giancarla Serafini del secondo dipartimento guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano, in base alle risultanze della verifica fiscale svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. Secondo gli accertamenti il colosso americano degli affitti brevi AirBnb in Italia “non ha ottemperato agli obblighi introdotti” dalla legge del 2017, “sottraendosi - si legge in una nota del Procuratore Marcello Viola - alla dichiarazione e al versamento (in qualità di sostituto d'imposta) di ritenute” per un ammontare pari all'importo sequestrato e “calcolate in misura del 21% (cd. ‘cedolare secca’) su canoni di locazione breve per 3.711.685.297 euro corrisposti nel periodo 2017-2021 dagli ospiti delle strutture ricettive pubblicizzate dalla piattaforma, a fronte delle prenotazioni effettuate”.

L’accusa

In sostanza, sulla cifra miliardaria incamerata con gli affitti la società, è l'ipotesi, ha corrisposto ai proprietari degli immobili (host) la cifra versata dai locatari “al netto della commissione addebitata per l'utilizzo della relativa infrastruttura digitale”, omettendo di saldare i conti con il fisco italiano per gli anni gennaio 2019-gennaio 2023. “L'obbligo in capo alla società estera di prelievo alla fonte sulle somme versate dai conduttori ai locatori e di successivo versamento del tributo evaso - prosegue la nota - è stato confermato dal doppio vaglio operato» sia dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea sia dal Coniglio di Stato. Come annota il giudice Minerva, Airbnb “ormai da anni” ha “assunto la deliberata opzione aziendale” di conformarsi alla normativa italiana sul versamento della cedolare secca sugli affitti brevi “con il fine precipuo di non rischiare la perdita di fette di mercato in favore della concorrenza”.  

La posizione di Airbnb

In una nota dell’azienda si legge: "Airbnb è un buon partner in materia fiscale e sostiene il corretto pagamento delle tasse dell'ospite applicando norme a livello europeo per la dichiarazione delle imposte sul reddito, note come DAC7. Continuiamo a credere che Airbnb non sia soggetta alla legislazione fiscale italiana, sulla base della sentenza " dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Si tratta di un caso complesso e in corso che attualmente è all'esame di un tribunale italiano. In attesa della sua decisione, continuiamo a sostenere il quadro fiscale DAC7 dell'UE per il corretto pagamento dell'imposta sul reddito." 

La vicenda

La società riassume così la vicenda che ha portato al maxi sequestro di oggi. Nel 2017, l'Italia ha approvato una legge che impone alle piattaforme di noleggio a breve termine che elaborano i pagamenti di trattenere l'imposta sul reddito dell'host e di riscuotere e versare l'imposta di soggiorno, tra gli altri obblighi ("Legge del 2017"). La Società ha impugnato tale norma dinanzi ai tribunali italiani e alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Nel dicembre 2022, la Corte ha stabilito che il diritto europeo non vieta agli Stati membri di approvare leggi che impongano alle piattaforme di noleggio a breve termine di trattenere le imposte sul reddito dai loro host, tuttavia l'obbligo di nominare un rappresentante fiscale, su cui la Legge del 2017 e gli obblighi di ritenuta alla fonte si basano, è contrario al diritto dell’Unione Europea e il caso è ora tornato al tribunale nazionale italiano. La controllata della Società in Italia e la controllata in Irlanda sono soggette a controlli fiscali in Italia, anche in relazione a stabile organizzazione, prezzi di trasferimento e obblighi di ritenuta alla fonte. Nel maggio 2023, la Guardia di Finanza di Milano ha emesso un rapporto di verifica fiscale raccomandando alle autorità fiscali italiane un accertamento fiscale formale di 779 milioni di euro sulla controllata di Airbnb in Irlanda in relazione alla legge del 2017 e ai relativi obblighi di ritenuta alla fonte. Sebbene la Società continui a ritenere di non essere soggetta alla Legge del 2017 sulla base della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la Società e le autorità fiscali italiane stanno lavorando attivamente per risolvere la questione.