La Galleria, Salotto buono (e milionario) di Milano
La Galleria, Salotto buono (e milionario) di Milano

Milano, 23 ottobre 2019 -  «Oltre 18 milioni di euro non ancora pagati dalle grandi firme per gli affitti in Galleria Vittorio Emanuele? È una prassi non meneghina, ma è una prassi radicata nel tempo. Per cui ho chiesto all’assessore Tasca di farmi una relazione precisa, di dettaglio, per capire come intervenire. Credo che la situazione, visti gli interlocutori, sia ampiamente recuperabile, però bisogna farlo». Il sindaco Giuseppe Sala commenta i dati contenuti nell’inchiesta del Giorno sulla morosità degli affittuari nel Salotto dei milanesi e promette un intervento di Palazzo Marino per ripristinare una prassi che sia più milanese: il canone di affitto si deve pagare alle scadenze concordate al momento della firma del contratto, non con rateizzazioni infinite dei versamenti dei canoni dovuti e non ancora pagati.

Il dato dei 18.819.787 milioni di euro di affitti ancora da saldare riguarda in particolare i marchi dell’alta moda, che negli ultimi anni hanno occupato la Galleria partecipando ad aste milionarie per aggiudicarsi gli spazi nel Salotto. «Interlocutori» – per usare le parole di Sala – con cui Palazzo Marino sembra avere intenzione di avviare un dialogo per accelerare la riscossione dei canoni. Sì, perché il Comune sottolinea spesso di emettere 36 milioni di euro all’anno di canoni d’affitto per la Galleria rispetto agli otto milioni di euro del 2007, ma i 36 milioni non entrano tutti e subito nelle casse di Palazzo Marino a causa delle rateizzazioni.

Nei dati contenuti nelle tabelle del Comune sulla situazione degli affitti negli spazi commerciali gestiti direttamente dall’area Patrimonio immobiliare del Comune, al primo posto nella classifica dei morosi – o meglio degli affittuari che hanno le più onerose rateizzazione dei canoni d’affitto in Galleria – c’è Prada con 4.552.004 euro da saldare su un canone emesso di 11.736.509 euro. La maison, però, ieri precisava in una nota: «Prada ha regolarmente provveduto al pagamento di tutti gli affitti degli spazi di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, senza alcun ritardo».  I dati contenuti nelle tabelle comunali, però, dicono il contrario. Tant’è.  Al secondo posto c’è il ristorante Savini, riconosciuto come «bottega storica», che, sempre secondo i numeri forniti dal Comune, a fronte di 899.568 euro di affitto emesso dal 2016 in avanti, non ha ancora versato un euro all’amministrazione. Al terzo posto, invece, c’è la libreria Feltrinelli: 837.134 euro non ancora saldati su un totale di 1.012.140 euro di canoni emessi.

Intanto il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico, colui che con la sua interrogazione all’assessore al Demanio Roberto Tasca ha fatto sì che i dati sugli affitti nel Salotto diventassero pubblici, commenta: «L’operazione trasparenza scaturita dalla mia interrogazione sugli affitti insoluti in Galleria svela “una prassi radicata nel tempo” – come ha dichiarato il sindaco Sala – di cui si mormorava nei corridoi di Palazzo Marino e che ha ben poco di meneghino. Possibile che chi è sindaco di Milano da tre anni non sapesse nulla e che cada oggi dalle nuvole solo a seguito del mio interessamento? L’assessore Tasca, prima di mettere le mani in tasca ai milanesi aumentando tasse e tariffe, dovrebbe esigere la morosità accumulata dalle griffe multinazionali che hanno negozi nel Salotto buono di Milano. Per fare questo vanno fatti dei bei distinguo tra chi è alla “caccia” di un affaccio sull’Ottagono e le botteghe storiche che ogni mattina fanno fatica ad alzare la claire. Per questo chiediamo da anni di redigere un regolamento unico che tuteli le insegne storiche meneghine. Ma Tasca, rispondendo alla mia interrogazione, respinge la proposta». Non solo . Il consigliere azzurro annuncia: «Nella prossima discussione il bilancio chiederò di destinare il recupero dei milioni di euro di crediti degli affitti dei marchi di lusso alla manutenzione straordinaria degli edifici scolastici di proprietà comunale».