ANDREA GIANNI
Cronaca

L’affare degli affitti brevi a Milano, ricavi da 30 milioni al mese: la tariffa media in città tocca i 150 euro a notte

Secondo Rescasa-Confcommercio: "Ci sono 100mila alloggi sfitti". A settembre e ottobre è già tutto esaurito. Offerte solo in periferia

Turisti a Milano

Turisti a Milano

Il giro d’affari degli affitti brevi a Milano è di circa 30 milioni di euro al mese, spesi dai visitatori, ma "l’indotto generato vale quattro volte tanto". Una parte del tesoretto finisce all’erario, con la cedolare secca al 21%. La tariffa media in città è di 150 euro a notte, cresciuta del 5% rispetto all’anno scorso con valori che si stanno stabilizzando. Poi c’è il fenomeno del sommerso, che sfugge ai radar. Una fotografia scattata, sulla base di dati AirDna, da Rescasa-Confcommercio, associazione di categoria che rappresenta gli imprenditori che gestiscono residenze turistiche e case per vacanze. Gli appartamenti messi sul mercato per affitti brevi a Milano sono circa 15mila: numeri in lieve crescita ma ancora inferiori rispetto agli anni pre-pandemia, quando erano circa 17mila.

Sono invece 180mila gli immobili messi in affitto con canoni e regimi tradizionali. "A questo si aggiungono 100mila appartamenti sfitti e lasciati vuoti dai proprietari – spiega Francesco Zorgno, presidente di Rescasa e dell’operatore italiano del settore affitti brevi CleanBnb – un numero indicativo dei problemi del settore. Per un proprietario è più conveniente affittare a lungo termine, perché i costi di gestione sono inferiori rispetto al breve e la rendita è assicurata, anche se un forte freno è il rischio di morosità degli inquilini, che porta a tenere le case vuote". Secondo i dati analizzati dall’associazione di categoria, che ieri si è riunita in consiglio proprio sul tema affitti brevi e si prepara a varare iniziative come un corso di formazione per la gestione professionale, la durata media di un soggiorno a Milano è di 2-3 giorni, in riduzione rispetto al recente passato.

Il 70% dei visitatori che scelgono la formula dell’affitto breve proviene dall’estero. Una quota che, in questo caso, è in crescita. E viene premiato chi offre formule con la maggiore flessibilità possibile. "L’offerta milanese e i prezzi si stanno stabilizzando – sottolinea Zorgno – grazie all’incontro fra domanda e offerta. Chi applica tariffe esagerate in questo momento resta fuori dal mercato". Un settore tornato sotto i riflettori, con una possibile stretta e la richiesta di una nuova regolamentazione locale e nazionale. "La situazione di New York non può essere paragonata a quella di Milano – spiega Zorgno – perché negli Stati Uniti c’è stata una crescita incontrollata e non regolata, iniziata molto prima. Da noi gli affitti brevi si sono diffusi attorno al 2015, anno di Expo, e non c’è stata un’esplosione. In questo momento le regole ci sono e sono molto evolute, abbiamo ad esempio la normativa della Regione Lombardia che è presa come modello. Limitazioni indiscriminate farebbero solo dilagare il sommerso, come è successo all’estero".

Considerazioni inserite uno scenario che vede l’arrivo di turisti a Milano in costante aumento. Con 871.418 arrivi, lo scorso luglio è stato il miglior mese di sempre per presenze di turisti sotto la Madonnina: +33% rispetto all’anno record 2019 e +25% sul 2022. E per settembre, cercando su Airbnb un appartamento per una coppia con un bambino, si registra quasi il tutto esaurito. Solo una ventina gli alloggi disponibili dentro i confini della città. Il più caro, a CityLife, costa 191 euro a notte. Prezzi che scendono a 120 euro a notte per un “buco“ in zona Loreto, per poi abbassarsi ulteriormente nei Comuni dell’hinterland. Cercando casa per un fine settimana di ottobre, la musica non cambia. In questo caso zero offerte in centro, mentre le poche case disponibili si concentrano in periferia. Tutte con tariffe superiori a 120 euro a notte.