L'esterno dell'Ospedale San Raffaele, dove è ricoverato il 79enne accoltellato (Ansa)
L'esterno dell'Ospedale San Raffaele, dove è ricoverato il 79enne accoltellato (Ansa)

Milano, 10 novembre 2019 - Un killer spietato e lucido, che non esitava a sparare "alle spalle", al volto e "al cuore" di una persona a terra, e poi a "frugare tra i cadaveri" per portare via le armi alla sue vittime. E' così che, dagli atti giudiziari, emerge la figura di Antonio Cianci, il 60enne condannato all'ergastolo per l'omicidio nel '79 di 3 militari di Melzo che lo avevano fermato durante un posto di blocco sulla Rivoltana, e che 5 anni prima, a 15 anni, aveva già ucciso un metronotte, sempre nel Milanese. Sabato, in permesso premio, ha tentato di uccidere un anziano per una rapina nel parcheggio sotterraneo dell'ospedale San Raffaele di Milano. Una vicenda che ha lasciato sgomenta Daniela Lia, figlia di Pietro Lia, carabiniere di 51 anni ucciso assieme ad altri due militari da Cianci: "Sono sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un'altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l'altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi". Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, secondo quanto appreso, ha dato mandato all'Ispettorato di compiere accertamenti preliminari sulla vicenda. In base a quanto emerso il permesso "di 12 ore" era stato concesso sulla base di una norma che prevede la valutazione di buona condotta e assenza di pericolosità sociale. 

Il permesso 

Da quanto si è saputo, il Tribunale di Sorveglianza, con un provvedimento dello scorso 26 luglio, ha disposto la concessione dei permessi premio per Cianci (dall'estate in poi era già uscito 3-4 volte) sulla base di una relazione favorevole del carcere di Bollate che attestava il cambiamento reale del detenuto. Un carcere-modello dove il 60enne era arrivato nel 2017 (prima era sempre stato detenuto ad Opera) dopo un'altra valutazione positiva. Valutazioni che, in sostanza, davano conto che Cianci, detenuto da 40 anni ininterrottamente, dopo i primi anni 'faticosi' in cui in carcere aveva subito anche provvedimenti disciplinari, nell'ultimo periodo si era sempre comportato bene, tanto che in passato era stato anche ammesso al lavoro esterno per un breve periodo. Il permesso aveva la durata di 12 ore (dalle 9 alle 21 di ieri) con obbligo di accompagnamento del detenuto dal carcere al paese dove abita la sorella, e con lo stesso obbligo per il rientro in carcere. Cianci, che negli altri casi di permessi non aveva commesso violazioni (ai primi di novembre lo ottenne di 3 giorni), si è invece allontanato dal paese della sorella. Il beneficio era stato concesso sulla base dell'articolo 30 ter della legge sull'ordinamento penitenziario che lo riserva ai condannati all'ergastolo, dopo 10 anni di detenzione, che hanno "tenuto regolare condotta" e che "non risultano socialmente pericolosi". E viene verificato, dunque, il percorso rieducativo perché i permessi premio puntano al graduale reinserimento del detenuto, anche degli ergastolani, come Cianci (il suo non era 'ostativo'), che dopo 26 anni di carcere possono anche richiedere, poi, la liberazione condizionale.

Il tentativo di rapina e l'accoltellamento

Secondo la ricostruzione dei fatti erano circa le 18, quando un uomo, un 79enne che aveva accompagnato la moglie in ospedale, è sceso al piano -1 del settore Q della struttura clinica di via Olgettina, per prendere una bottiglietta d’acqua al distributore automatico. All’improvviso si è trovato davanti un individuo che gli ha detto: "Dammi i soldi". L’anziano ha risposto di no, e a quel punto l’altro lo ha rapinato del portafogli e lo ha colpito alla gola con un taglierino, sebbene l'anziano non avesse opposto alcuna resistenza. Il rapinatore si è allontanato, lasciando la vittima a terra in un lago di sangue. L'uomo, con le mani strette attorno al collo per tamponare in qualche modo l’emorragia, è risucito a fatica a risalire in superficie e a dare l’allarme, facendo scattare immediatamente la caccia all’aggressore. Il 79enne ha perso molto sangue, ma i medici lo hanno operato per ricucire lo squarcio e le sue condizioni sono in via di miglioramento. Da quanto si è saputo, infatti, la prognosi è stata sciolta nelle ultime ore.

Le ricerche

Le ricerche si sono concluse qualche minuto dopo, nei pressi della vicina fermata dell’autobus: Cianci era lì, come fosse un normale viaggiatore in attesa del pullman. I poliziotti hanno però subito notato le macchie di sangue sui jeans e hanno deciso di controllarlo: addosso ha ancora la refurtiva, il taglierino è lì a due passi sul marciapiedi. Sul fatto che sia stato lui non sembrano esserci dubbi: la sua descrizione corrisponde a quella fornita dalla vittima, che l’avrebbe pure riconosciuto prima di essere intubato per essere trasportato in sala operatoria. Antonio Cianci era detenuto nel carcere di Bollate e ora si trova a San Vittore e dovrebbe essere interrogato dal gip non prima di lunedì, mentre il pm si appresta a chiedere la convalida del fermo e la custodia in carcere per tentato omicidio e rapina.