Picasso a Milano: al Mudec la mostra sulle metamorfosi del maestro

L’ispirazione ancestrale delle maschere e la svolta verso il cubismo delle Demoiselles d’Avignon: 40 opere e 26 disegni visitabili fino al 30 giugno

La mostra di Picasso al Mudec sarà visitabile fino al 30 giugno

La mostra di Picasso al Mudec sarà visitabile fino al 30 giugno

Milano, 22 febbraio 2024 – “Città picassiana , Milano. La prima, in Europa, a ottenere di esporre Guernica nel 1953, tra le ferite della Seconda Guerra Mondiale", riconosce Carlos Tercero, funzionario dell’Ambasciata di Spagna. Intervenuto ieri al Mudec per l’inaugurazione della mostra “Picasso. Metamorfosi della figura” (fino al 30 giugno). Concepita intorno alla mente creativa di un artista inarrestabile nel rimodellare volumi e figure, sconnesse e ricongiunte, nel cercare nuove strade e colori.

Come si ostina a fare Milano, nella sua perenne rivoluzione urbanistica, senza purtroppo conseguire gli effetti monumentali della pittura picassiana. Ma il gioco di specchi e rimandi è proprio la chiave di questa magnificamente equilibrata esposizione: 40 opere del maestro, tra dipinti e sculture, insieme a 26 disegni e bozzetti, in dialogo con reperti archeologici (offerte votive iberiche) ed etnografici (maschere-elmi, reliquiari). Fortemente e volutamente “spagnola” - a cominciare dai curatori Malén Gual e Ricardo Ostalé) - ma ‘universale’ nella visione proposta al pubblico. Grande progetto pensato per entrare nel cuore del Museo milanese che racconta la reciprocità delle culture del mondo.

L’influenza esercitata dall’arte tribale su Picasso, ce la chiarisce lui stesso: "Quando sono stato per la prima volta al Museo del Trocadéro, un odore di marcio mi ha preso alla gola... avrei voluto andare via subito. Ma mi sono sforzato e sono rimasto, per esaminare quelle maschere, tutti quegli oggetti che degli uomini aveva creato per fare da tramite tra loro e le forze intangibili, ostili, che li circondavano, provando a sormontare la paura dando loro forma e colore. E così ho capito che quello era il senso stesso della pittura".

Magia. Se ne riempì poi la casa. Come documentano molte foto delle statue tribali disseminate tra i suoi stessi quadri e sculture. Attrazione reciproca. Ad attrarre, anzi avvincere, il visitatore è una ottocentesca maschera Suruku della popolazione Bamana (Mali), riproducente la iena con tratti umani: simbolo di stupefazione, saggezza, desiderio di sapere. Un tipo di maschera apprezzato da Picasso, che se ne servì per disegnare la testa della figura in alto a destra de “Les Demoiselles d’Avignon”. Di tale capolavoro, prototipo del cubismo, sono esposti 26 fogli con schizzi preparatori, prestati dalla Casa Natal Picasso di Málaga. Mentre il suo preludio, la meravigliosa “Femme nue”, arriva per l’occasione dal Museo del Novecento di Milano. E il Mudec mette in mostra i suoi tesori atemporali, maschere zoomorfe della Costa d’Avorio o del Camerun, feticci offerti da strepitosi anonimi artisti per aiutare le persone a non essere più sudditi degli spiriti, a divenire indipendenti.

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