
Somaglia, il direttore scientifico della riserva Monticchie fa parlare i numeri. Tutelati 125 ettari a fronte di 82mila. "Per questo siamo ultimi in Italia".
La provincia di Lodi è al 107° e ultimo posto, secondo Istat e Il Sole 24Ore, nella classifica delle province italiane sulla tutela e aree naturali protette. Ha il 3 per cento del territorio protetto con vincolo. Si tratta di un vincolo specifico (in questi territori c’è divieto di cacciare e praticare l’ agricoltura). Spiega la situazione Luca Canova, direttore scientifico della riserva Monticchie di Somaglia. "Alcuni decenni fa il Consorzio del Lodigiano, che sarebbe poi diventato Provincia di Lodi, era all’avanguardia nelle politiche di protezione di ambiente naturale e paesaggio – sottolinea –. Era uno dei territori più sensibili alle trasformazioni delle campagne e alla perdita di ambiente naturale, tanto che, con una buona mobilitazione e un governo regionale sensibile, salvò la Lanca dell’Adda Morta a Castiglione D’Adda (istituita nel 1984) e Monticchie a Somaglia (istituita nel 1988)".
Battaglie che difficilmente potranno avere seguiti: "Sono eventi irripetibili – osserva Canova–. A distanza di più di 40 anni, tutta l’Italia si è dotata di una rete di aree protette, ponendo vincoli sulle residue aree ad elevata biodiversità e valore paesaggistico; questo anche al fine di raggiungere standard di sviluppo e civiltà ormai consolidati ovunque, anche nei paesi molto arretrati. Ma una sola provincia è rimasta al palo. Quella di Lodi. Ce la giochiamo non solo con le province più povere del sud, ma anche con diversi paesi africani. Siamo ultimi in classifica da quasi mezzo secolo".
Ci sono due correnti di pensiero: "Sulla tutela di biodiversità e paesaggio, passa una linea di separazione, fra progressismo e il suo contrario – osserva Canova –. Chi pensa al futuro, guarda con fiducia ai cambiamenti, ma si preoccupa di proteggere ciò che rischia di esserne travolto. Chi è conservatore, non ha la stessa fiducia e guarda il futuro con le lenti del passato. I primi guardano alle aree protette come la vita che dobbiamo proteggere e tutelare; i secondi come zone con troppi vincoli e inutili. I primi, per esempio, vedono il lupo, metafora di un risultato della politica di tutela, come una specie con la quale sperimentare nuove forme di coesistenza fra uomo e ambiente. I secondi lo vedono con le lenti del 1800, ne hanno paura come nel 1700 e vogliono eliminarlo come nel 1900. È una differenza culturale".
Quindi il bilancio: "Sotto questo profilo, il fatto che in provincia di Lodi esistano 2 sole aree naturali totalmente protette, per un totale di 125 ettari, su 82.000, non è un gran bell’indice. Ancor meno lo è il fatto che siano state create quasi mezzo secolo fa. Sapere che Lambro e Po sono completamente privi di protezione, mentre le Province o regioni limitrofe stanno lavorando da almeno 15 anni per tutelarli, è deprimente. Ma, ripeto, è questione di cultura e coraggio. Prima o poi arriveranno, sperando non sia troppo tardi", conclude Canova.