Il centro di Codogno deserto
Il centro di Codogno deserto

Codogno (Lodi), 22 febbraio 2020 - «Il coronavirus è qui! Proprio qui!". Codogno e altri nove centri del Basso Lodigiano (Casalpusterlengo, Castiglione d’Adda, Bertonico, Maleo, Somaglia, San Fiorano, Fombio, Castelgerundo e Terranova de’ Passerini) sono chiusi. Chiusi per virus e isolati dal resto del mondo. Vite in sospeso in attesa di conoscere che ne sarà del loro futuro. Serrande abbassate nei bar negozi, centri commerciali, oratori, centri sportivi e ricreativi. Annullate le sfilate di Carnevale previste nel fine settimana. Vietato andare in banca e in posta. Per i pensionati nessuna partita a bocce o a carte con gli amici. Niente allenamenti di calcio, basket, pallavolo e tennis per i tanti appassionati della zona. Tutto sbarrato. Cancelli chiusi anche nelle scuole. Restano aperte le farmacie e qualche negozio di frutta e verdura. "Volevo prendere un caffè, ma proprio in quel momento i vigili stavano portando al titolare l’ordinanza di chiusura e mi hanno invitato ad uscire", raccontava un passante nella piazza centrale di Codogno. L’ospedale non accoglie più nessuno da ieri, quando gli operatori hanno chiuso a chiave gli ingressi. Chi avesse bisogno di soccorsi deve chiamare il 112 e i dottori, se ne valuteranno la necessità, arriveranno al domicilio. Gli altri nosocomi di riferimento maggiormente attrezzati sono quelli di Lodi e Piacenza. E in questo scenario i residenti si sentono smarriti.

«E adesso che succederà?", si chiedevano molti cittadini. La giornata di ieri è stata frenetica. La notizia della persona ricoverata in rianimazione con il coronavirus aveva iniziato a diffondersi giovedì in tarda sera ed era stata riportata fin dall’alba da telegiornali e i siti internet. Hanno cominciato a serpeggiare tra i residenti i primi dettagli sul 38enne ricoverato al pronto soccorso. "Abita al villaggio San Biagio di Codogno"; "Lavora alla UniLever di Casalpusterlengo"; "Ha una moglie incinta"; "Ecco la sua foto". La paura del contagio è palpabile, ma c’è anche chi ha provato a fare finta di nulla, provando a recarsi al lavoro.
Chi doveva iniziare a lavorare a Milano o in altre città lontane è stato invitato a non presentarsi. Altri invece, giunti sul posto di lavoro, sono stati rimandati a casa.Tutto per proteggere la salute dei colleghi ed evitare l’effetto "macchia d’olio". Verso le 13.30 gli studenti sono usciti da scuola. Man mano che le ore passavano la preoccupazione è aumentata di pari passo. Le strade si sono andate progressivamente svuotando.

Tutti chiusi tra le quattro mura domestiche a guardare la televisione ed ascoltare le ultime novità. La farmacie hanno esaurito la scorta di mascherine e disinfettanti. La vivacità tipica di un venerdì che avrebbe aperto le porte a un week-end di momenti piacevoli da godere, si è progressivamente spenta ed ha lasciato spazio ai dubbi e alle incertezze. Vie e piazze deserte in uno scenario a tratti irreale. Nel primo pomeriggio, è giunta l’ordinanza di chiusura di esercizi pubblici, scuole, centri sportivi e ricreativi emessa dai Comuni di tutto il circondario ha sancito in maniera inequivocabile lo stato della situazione: emergenza! Un’emergenza che proseguirà almeno per i prossimi sette giorni e che obbligherà i quasi 50mila residenti della zona a rimanere il più possibile barricati tra le mura di casa. In serata è giunta la decisione di Trenord, che segue l’ordinanza della Regione, di chiudere le stazioni di Codogno, Maleo e Casalpusterlengo. Sospesa anche l’attività di biglietteria presso le stazioni di Codogno e Casalpusterlengo. Il provvedimento sarà in vigore "fino a nuova comunicazione da parte dell’autorita".