Andrea Zamperoni
Andrea Zamperoni

Lodi, 24 agosto 2019 - «Sono andato a trovare i genitori subito dopo aver appreso la notizia. Qui ci conosciamo tutti. Siamo una piccola comunità e quindi una grande famiglia. Quando ho appreso della morte e del ritrovamento in questo hotel sono rimasto sorpreso, ma ora è il tempo solo del dolore e della preghiera. Ho percepito da tutti che era una brava persona, buona un gran lavoratore con un sogno nel cuore, quello della ristorazione, che i suoi genitori lo hanno aiutato a realizzare». Il parroco Don Nunzio Rosi è stato tra i primi, ad accorrere, già giovedì sera dai genitori di Andrea Zamperoni, lo chef zorleschino di 33 anni, trovato morto in un hotel a New York dopo che di lui si erano perse le tracce da sabato scorso. Persona precisa e affidabile, non aveva più risposto al telefono. E lunedì quando non lo hanno visto arrivare al lavoro nel ristorante Cipriani Dolci di Grand Central, la storica stazione della Grande Mela, l’allarme è scattato.

Era una cosa troppo strana per lui «che chiamava anche se era in ritardo di un minuto», come hanno raccontato i colleghi. Poi giovedì sera il tragico ritrovamento del suo corpo senza vita al primo piano di un ostello nel Queens, a New York, a pochi isolati da casa sua. Un posto mal frequentato e conosciuto dalla polizia per i suoi giri di droga e prostituzione. Ieri nella frazione Zorlesco di Casalpusterlengo si respirava tristezza. I genitori si sono chiusi nel loro dolore. Distrutti.

«Sono notti che non riesco a dormire – ha raccontato addolorato Luca Comandù, titolare del bar Manhattan di via Negri –. Ci conoscevamo bene fin dai tempi dell’oratorio e di quando si giocava a pallone insieme. Sono veramente sotto choc. Quando tornava in Italia, passava da me e si beveva qualcosa. Era tranquillo, amava il lavoro che faceva. L’ultimo volta che l’ho visto è stata la primavera scorsa. Secondo me non c’è finito lui di spostanea volontà in quell’hotel. Poi non so. Vedremo quali saranno gli esiti delle indagini e speriamo ci sia una verità». Distrutta da dolore la “tata” di Andrea che lo accudiva da piccolo e che è sempre rimasta amica della famiglia. «Lo conosco da sempre. Si può dire che mi sento quasi una seconda mamma- ha detto Pinangela Albanesi- Entrambi i genitori sono distrutti. Spero che le indagini riescano a scoprire la vera ragione che ha spinto gente infame e crudele ad un gesto simile».