Da sinistra, il difensore Vincenzo Stochino  e il ristoratore Mario Cattaneo
Da sinistra, il difensore Vincenzo Stochino e il ristoratore Mario Cattaneo

Lodi, 28 settembre 2019 - «Sono stati giorni massacranti, fino a pochi minuti prima di cominciare non sapevo se sarei riuscito a parlare ma il giudice mi ha dato modo di esprimermi e penso che l’interrogatorio sia andato bene. Ora torno a casa a lavorare, senza di me sono in difficoltà: mi è tornata la forza di combattere». Mario Cattaneo, l’oste di Gugnano, frazione di Casaletto Lodigiano, che la notte tra il 9 e il 10 marzo 2017 uccise Petre Ungureanu, il 32enne romeno che, con dei complici, lo stava derubando, si è detto sollevato, ieri mattina, dopo aver affrontato la prima udienza del processo a suo carico per eccesso colposo di legittima difesa.

«Ha ribadito ciò che aveva già dichiarato ai carabinieri quel mattino alle 6.20 – ha sottolineato il suo avvocato, Vincenzo Stochino –. È stato aggredito, c’è stato un solo colpo, partito accidentalmente». E proprio attorno all’arma, alle cartucce, alla sequenza di eventi nel momento dell’aggressione e alle versioni fornite ai militari si sono focalizzate, ieri in aula, le domande della pm Emma Vittorio e della giudice, Francesca Lisciandra. Cattaneo, 70 anni appena compiuti (il 5 settembre), che ha detto di essere in pensione da 3 anni a 580 euro al mese, e di non avere alcun bene intestato (la parte civile, ieri, non era presente, così come la difesa ha rinunciato al proprio medico legale), pur continuando ad aiutare la famiglia nella gestione dell’osteria, ha ammesso di non aver riferito ai carabinieri, intervenuti attorno alle 4.30 del mattino, dello sparo perché convinto che non fosse accaduto niente: «Ho pensato che mi avrebbero tolto il porto d’armi».

L’oste ha detto di possedere 2 fucili, più uno il figlio, ma che le armi erano utilizzate da lui e da entrambi i figli, e di non «aver mai sparato» in precedenti simili occasioni, pur avendo già subito 2 tentativi di furto. Cattaneo ha detto di aver saputo dal figlio, mentre veniva portato via in ambulanza per le ferite riportate nella collutazione coi malviventi, che era stato trovato «qualcuno», e di aver capito poi cos’era accaduto (il ritrovamento del corpo della vittima, abbandonato dai complici davanti al cimitero della frazione), quando in pronto soccorso i carabinieri compirono accertamenti su di lui e in seguito lo portarono in caserma a Lodi e poi dal medico legale a Pavia.

L'oste ha ribadito che gli è partito un colpo mentre lui, «strattonato da chi teneva in mano la canna del mio fucile» e «trascinato per 4 o 5 metri», cadeva a terra sui gomiti. E ha aggiunto di aver estratto lui la cartuccia dall’arma difettosa. Secondo l’accusa, Cattaneo avrebbe compiuto l’eccesso di legittima difesa quando decise di sfondare la porta che i ladri avevano bloccato dall’esterno, per inseguirli in cortile col fucile da caccia in mano. La prossima udienza si terrà il 13 dicembre, sentendo i consulenti di parte, tra cui il generale Luciano Garofano e il perito balistico Marchino Farneti. Il 24 gennaio invece sono previste le requisitorie.