Don Emanuele Tempesta
Don Emanuele Tempesta

Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di don Emanuele Tempesta, 29 anni, vicario parrocchiale di Busto Garolfo, nell’Altomilanese. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla stessa Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto Garolfo c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete fermato dalla quarta sezione della Mobile di Milano a Bardonecchia, dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un "tradizionalista religioso", ma "incapace di fare male ai bambini", che secondo l’accusa sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa. Intanto, le attività degli investigatori continuano. Sotto esame scrupoloso tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele, che si è difeso respingendo accuse definite "false e infamanti".

Gli episodi di molestie sessuali a bambini presentati al gip Stefano Colombo dal pm di Busto Flavia Salvatore metteranno a dura prova il poll di avvocati guidati da Mario Zanchetti, incaricato di difendere il ventinovenne sacerdote nativo di Cornaredo ancora agli arresti domiciliari. A Busto Garolfo si cerca di guardare oltre questa tristissima vicenda. E in parrocchia, con difficoltà, si cerca di ripartire. Le attività estive non sono state interrotte e si sono concluse regolarmente grazie anche alla collaborazione di alcuni sacerdoti venuti in soccorso del settantunenne parroco don Ambrogio Colombo trovatosi, nel giro di poche ore, a guidare in solitaria una comunità di poco meno di quattordicimila persone.

Il vicario episcopale monsignor Luca Raimondi, spedito a Busto Garolfo dall’arcivescovo Mario Delpini, ha chiesto alla comunità di pregare e di mantenere il riserbo su una vicenda che ha lacerato tutti.