I militari in azione
I militari in azione

Canegrate (Milano), 25 giugno 2021 -  È stata individuata l’azienda che sversava i fanghi tossici della ditta bresciana nei campi coltivati della zona del parco del Roccolo nell’Alto Milanese. L’inchiesta sulla ditta di Brescia Wte, accusata di aver smaltito 150mila tonnellate di fanghi tossici su circa tremila ettari di terreni agricoli, prende altre forme preoccupanti, stavolta nell’area dell’Alto Milanese. Una informativa in tal senso è stata girata al Comune di Canegrate, capofila del Parco del Roccolo, da parte dei carabinieri che hanno anche specificato quale sia l’azienda agricola (di zona) ad aver utilizzato i fanghi non depurati e pertanto zeppi di metalli pesanti e di sostanze tossiche come gli idrocarburi e altri veleni. Di certo nei terreni del Roccolo, fra Canegrate e Parabiago, questi fanghi sono stati sparsi in grande quantità causando danni finora non quantificabili. Il tutto sarebbe andato avanti almeno da gennaio del 2018 e agosto del 2019 fino all’intervento dei carabinieri della forestale del gruppo di Brescia, che hanno di fatto bloccato l’ulteriore spargimento di queste sostanze tossiche.

In ogni caso si stima che nella zona dell’Alto Milanese si siano utilizzate diverse migliaia di tonnellate di liquame non depurato. Ad avere utilizzato i fanghi tossici della Wte, sarebbe stata un’azienda di Parabiago specializzata nella produzione di riso, mais e frumento, ma ancora non si conosce la responsabilità dell’azienda agricola in questione: ovvero se fosse o meno a conoscenza della pericolosità dei liquami, e soprattutto il rapporto intercorso con la Wte di Brescia, che pare abbia spostato qualcosa come cinquemila tir di fanghi tossici in tutto il Nord Italia.

Tornando ai campi del Roccolo che sono stati coltivati con i fanghi non depurati, la beffa è doppia sapendo che molti dei raccolti sono stati catalogati con la Denominazione comunale di origine (De.c.O.), che il Comune di Parabiago ha utilizzato per censire e valorizzare le attività e i prodotti tradizionali del territorio, compresa la farina di Parabiago, composta da frumento tenero panificabile della varietà San Pastore macinato a pietra, e la famosa farina gialla. Materie prime, queste, che sarebbero state utilizzate anche da diversi panificatori di zona, oltre che da altre aziende che producono generi alimentari. Ancora non si è in grado di capire su quanti e quali terreni si sia concentrato lo sversamento, ma da una prima indicazione potrebbero essere diversi ettari compresi fra Parabiago e Canegrate.

La zona era finita nel periodo incriminato al centro di numerose proteste da parte soprattutto degli abitanti di Canegrate, che avevano sottolineato in più occasioni sui social i miasmi avvertibili a chilometri di distanza mentre i campi venivano concimati. Alcuni avevano lamentato anche lacrimazione forte e difficoltà respiratorie. Una situazione che è continuata per mesi e mesi fino all’inchiesta sulla ditta del Bresciano.