Lezioni di sartoria. All’Auser di Busto l’inclusione passa dal taglio e cucito

A scuola giovani immigrate, in cattedra le volontarie dell’Auser

Lezioni di sartoria. All’Auser di Busto l’inclusione passa dal taglio e cucito

Lezioni di sartoria. All’Auser di Busto l’inclusione passa dal taglio e cucito

C’è la macchina da cucire di nonno Franco e quella di nonna Antonietta, dall’altro giorno anche una “taglia e cuci“, un dono di Natalia, origine russa, da anni In Italia, che appena arrivata a Busto Arsizio seguì un corso di cucito che la aiutò allora a superare la solitudine. E con la taglia e cuci ha regalato anche tessuti e carta modelli che serviranno al laboratorio "CuciRelazioni" avviato da alcune settimane presso l’istituto comprensivo De Amicis. Insegnanti sono tre pensionate con l’arte nelle mani, Lina, in passato sarta, Maria Rosa, una vita di lavoro in una ditta di confezioni tessili e Marisa, appassionata di cucito. Con entusiasmo si sono messe a disposizione dell’iniziativa promossa dall’Auser in collaborazione con il progetto del corso di italiano “Donne e minori“. Ogni giovedì mattina arrivano nel laboratorio allestito all’interno della scuola media alcune giovani mamme straniere che frequentano il corso di italiano e seguono con attenzione la lezione delle volontarie. Sorridono Hayet, Oumaima, tunisine, Luciana, peruviana, che come Oumaima ha con sé il suo bambino piccolo, mentre guardano curiose la novità, la taglia e cuci che impareranno ad usare. "È un regalo fantastico – dicono le pensionate, volontarie dell’Auser – con questa macchina nel laboratorio potremo fare ogni tipo di lavoro, con rifiniture perfette". Le lezioni sono cominciate da poche settimane ma già si vede qualche risultato. "Per prima cosa – fanno sapere le maestre di cucito – abbiamo insegnato alle giovani mamme ad attaccare i bottoni, poi siamo passate a realizzare il primo lavoro, sacchetti di stoffa per le merende dei ragazzi a scuola, piano piano diventeranno bravissime".

Le difficoltà in questo momento sono rappresentate dal fatto che ancora le allieve del laboratorio di cucito non parlano bene l’italiano, che stanno imparando al corso. Ma, fanno sapere le volontarie "sono ostacoli che si superano, riusciamo a farci capire, anzi con noi si esercitano anche nella nostra lingua". Il gruppo si sta allargando, è arrivata anche Tanjima, originaria del Bangladesh, elegante nel suo abito lungo, ricamato, sorride, ancora non riesce ad esprimersi in italiano, ma il suo sorriso alle pensionate-maestre vale più di tante parole mentre osserva le macchine che anche lei imparerà ad utilizzare. Anziane e giovani donne si incontrano nel laboratorio. Per la dirigente scolastica Stefania Bossi "è un grande progetto che ho subito accolto, è un esempio di scuola al servizio del territorio e inclusiva". La lezione comincia, si siedono al tavolo di lavoro, le giovani mamme sono attente, "hanno tanta voglia di imparare" commentano sorridendo le maestre.