Federica Banfi, morta in incidente (Studiosally)
Federica Banfi, morta in incidente (Studiosally)

Canegrate (Milano), 22 novembre 2019 - Nessun colpevole per la morte di Federica Banfi. Il giudice per le udienze preliminari di Aosta, Luca Fadda, ha infatti assolto gli unici due imputati dell’incidente accaduto a Chatillon durante la notte del Capodanno 2018. Fernardo Fabrizio e Federico Caniggia, dirigenti della Società autostrade valdostane, sono stati infatti scagionati dall’accusa di omicidio colposo nel processo sul’incidente costato la vita alla 19enne canegratese «perché il fatto non sussiste».

La giovane era in vacanza insieme ad altri ragazzi e ragazze dell’oratorio del paese e si stava recando con altri giovani a festeggiare il Capodanno ad Aosta. All’altezza di Chatillon mentre era a bordo di un minivan, ha trovato la morte. Una tragedia giunta inaspettata in una serata che sarebbe dovuta essere di festa e che invece si è trasformata in un dramma. Il piccolo bus sul quale si trovava il gruppo ha perso il controllo sulla strada ghiacciata ed è stato colpito sulla fiancata da un pullman dello stesso oratorio che trasportava altri giovani canegratesi che lo seguiva in autostrada sull’A5. In un primo tempo la perizia della procura di Aosta aveva evidenziato gravi lacune della Società autostrade valdostane nella gestione dell’emergenza gelicidio in atto durante quella sera. Ma in queste ore le carte in tavola sembrano essere cambiate considerato che è stato lo stesso pubblico ministero del tribunale di Aosta, Carlo Introvigne, a chiedere l’assoluzione dei due dirigenti.

Dalla consulenza tecnica d’ufficio affidata dal gup al professor Giorgio De Pasquale del Politecnico di Torino è emerso che tutti i comportamenti tenuti dalla Sav durante quella particolare serata sarebbero stati assolutamente corretti. A spiegarlo ci pensa l’avvocato difensore dei due dirigenti, Giovanni Lageard: «Tutti i comportamenti tenuti erano stati assolutamente corretti. L’uso del sale sarebbe stato assolutamente inutile per quella forma di gelicidio e la chiusura dell’autostrada è avvenuta nei tempi tecnici possibili in modo corretto». Un pronunciamento che arriva improvviso, visto che in un primo tempo la Procura aveva invece accusato i due imputati di non aver organizzato un efficace servizio di manutenzione.

Nonostante il gelicidio in atto, l’autostrada non era stata chiusa e il mezzo spargisale era arrivato sul posto solo dieci minuti dopo l’incidente, rispettando il percorso previsto dalla procedura operativa per la gestione della viabilità invernale adottata dagli imputati. Secondo la Procura il mezzo spargisale, se fosse intervenuto per tempo, avrebbe potuto evitare la formazione della patina di ghiaccio evitando quindi l’incidente. Una accusa che aveva portato gli imputati ad avanzare la richiesta di rito abbreviato. L’incidente in cui è morta la giovane canegratese e nel quale altre otto persone hanno riportato lesioni aveva creato sgomento in paese. Un paese che era rimasto scosso per molto tempo. Dopo la morte di Federica sono state molte le iniziative che hanno tenuto viva la memoria della ragazza.