Droga in frigo e armi sotto il tavolo: in manette i due fidanzati custodi pagati 1.200 euro al mese

Operazione della Mobile a Cuggiono: la coppia teneva in casa 140 chili di droga per conto di un vicino marocchino. Sequestrati un kalashnikov, un fucile a pompa e due pistole

La droga nel frigorifero
La droga nel frigorifero

Quell’appartamento custodiva un piccolo tesoro. Un tesoro da sorvegliare con estrema attenzione, persino con una telecamera per monitorare eventuali movimenti sospetti. Mercoledì mattina lì sono entrati gli agenti della Squadra mobile, sequestrando più di 140 chili di droga, due fucili e una semiautomatica con matricola abrasa. L’indagine-lampo degli specialisti della sezione "Contrasto al crimine diffuso", coordinati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Michele Scarola, scatta qualche giorno prima, prendendo linfa da informazioni confidenziali che rivelano che un marocchino residente a Cuggiono, poi identificato per il trentunenne Ibrahim Haida, tiene in casa stupefacenti e armi.

Gli investigatori entrano nell’abitazione al piano terra di via Villoresi 10 e ci trovano il nordafricano e la compagna: non c’è droga, ma sopra il tetto del primo piano, vicino al lucernario, i poliziotti scovano un sacchetto con 36.350 euro. Finita? No, perché a insospettire gli agenti è quello strano occhio elettronico, l’unico presente nella corte condominiale: è installato davanti alla finestra della camera da letto dell’appartamento di Haida, ma punta verso la porta d’ingresso di un bilocale al secondo piano, abitato dal trentaseienne Stefano Pesapane e dalla fidanzata trentaquattrenne Silvia Avanti. Già dal ballatoio, i poliziotti sentono odore di hashish: in casa ci sono entrambi gli inquilini. In soggiorno, sotto un tavolo, c’è una coperta: avvolge un’arma da guerra, un fucile d’assalto Ak47 meglio noto come kalashnikov, con caricatore e 26 cartucce. Sotto lo stesso tavolo, attaccata con lo scotch, ecco spuntare una pistola calibro 22 marca Chiappa con matricola abrasa. E ancora: nello sgabuzzino ci sono un fucile a pompa di fabbricazione cinese, rubato qualche mese fa in provincia di Modena; una pistola marca Bruni con matricola illeggibile; 97 cartucce 7,62x39. La droga, invece, è un po’ dappertutto: in due ripostigli, nel frigorifero e in una valigia nascosta nel sottotetto del soppalco. Il conto finale: 138 chili di hashish, 1,4 di eroina, 700 grammi di marijuana, 50 di cocaina e 700 di sostanza da taglio, una macchina per il sottovuoto, quattro bilancini, materiale per il confezionamento delle dosi e 2.200 euro.

Le dichiarazioni di Pesapane e Avanti, rispettivamente con precedenti per droga e truffa, sono concordanti: i due spiegano che è stato Haida a proporre loro a settembre di trasformare l’appartamento in un deposito di droga e armi, per un compenso mensile di 1.000-1.200 euro; aggiungono che in loro assenza il marocchino aveva libero accesso all’abitazione (le chiavi erano sempre sotto il tappetino all’ingresso) per prelevare ciò che gli occorreva di volta in volta. La coppia e il nordafricano vengono arrestati, d’intesa con il pm di turno Francesca Gentilini, e portati a San Vittore, in attesa dell’udienza di convalida davanti al gip. Le indagini andranno avanti per individuare la piazza di spaccio a cui era destinata la "roba" e per capire la provenienza delle armi e se stiano usate nel recente passato.