Carlo Cracco nelle sale dell’Annunciata
Carlo Cracco nelle sale dell’Annunciata

Abbiategrasso (Milano), 20 marzo 2018 - Carlo Cracco di sconti non se ne intende. Ma, a quanto pare, vale lo stesso per il Comune di Abbiategrasso, che non ha intenzione di tenersi gratis le cucine dello chef all’interno di un ex convento del XV secolo. Gli uffici comunali, infatti, hanno già inviato all’Associazione Maestro Martino, della quale Cracco è presidente, la richiesta di un canone di deposito per pentolame, attrezzi e tutte le altre strutture «parcheggiate» nell’Annunciata.

Lo ha confermato il sindaco Cesare Nai, che poco più di un mese fa aveva messo tutti al corrente dell’intenzione di farsi pagare per l’occupazione delle sale nello storico complesso. Riserbo, per ora, sull’ammontare del canone, visto che la comunicazione non è ancora passata in giunta. «In ogni caso non sono migliaia e migliaia di euro – ha specificato Nai -, ma della cifra equa per un deposito; quello che per noi spetta al comune di Abbiategrasso finché le strutture resteranno lì». Da quando la Maestro Martino ha concluso la sua esperienza con l’Ambasciata del Gusto, nell’autunno scorso, le cucine sono rimaste all’interno dell’Annunciata, occupando due locali che risultano oggi inutilizzabili. La questione era stata sollevata in consiglio comunale un mese fa dal gruppo Cambiamo Abbiategrasso, il quale aveva anche proposto una mozione, poi bocciata, per «rientrare in pieno possesso delle sale». Ma le minoranze non si sono arrese e hanno promesso battaglia su questo tema, annunciando un’altra mozione allo scopo di «ripristinare la legalità negli immobili di proprietà del Comune»; evidentemente riferita alle cucine di Cracco. Un capitolo a parte merita il futuro dell’ex convento, che è stato utilizzato dalla Maestro Martino per un paio d’anni, fino a quando non è scaduta la convenzione stipulata con il Comune della cittadina del Milanese. Per lo chef le porte non sono chiuse definitivamente, ma la Maestro Martino dovrà partecipare al nuovo bando se vorrà tornare nell’ex convento, magari a preparare l’ormai celebre pizza margherita. Bando che, al momento, non è stato ancora preparato, visto che l’amministrazione è concentrata sul bilancio preventivo. «Terminato quello penseremo al resto - ha aggiunto Nai -. Inoltre dobbiamo ancora fare delle valutazioni su quali parti del complesso inserire nel bando. Probabilmente non ci sarà il salone principale, ma ci stiamo ancora ragionando».

L’intenzione sarebbe quella di proporre una soluzione sostenibile dal punto di vista economico, dato che il complesso costa ai contribuenti circa 200mila euro l’anno in manutenzione e utenze (e Cracco ne pagava mille al mese). D’altronde dal 2007 ad oggi, sono state due le amministrazioni che hanno avuto a disposizione l’antico complesso, costato 11 miliardi di lire in ristrutturazione. Ma fino a ora nessuno è riuscito a farlo fruttare economicamente. E così l’ex convento, in tutta la sua bellezza e il suo valore storico-culturale, si è progressivamente trasformato in un «problema» per le casse comunali.