Terremoto sotto il Lago di Como, l’esperta: “Altre scosse non sono da escludere”

La dottoressa Francesca Pacor, direttrice dell'INGV di Milano: “I terremoti nella zona del Lario sono rari e deboli. Tsunami e maremoti scenari poco plausibili”

Questa mattina Lecco si è svegliata come se nulla fosse, come un giorno qualunque. Nella notte però è stato registrato un evento molto raro per queste zone: un terremoto con epicentro nel fondale del Lago di Como.

Una scossa relativamente modesta (2.5 della scala Richter) che non ha percepito quasi nessuno, ma che i sismografi hanno registrato, dando adito ad ansie e preoccupazioni. Un avvertimento di future scosse di maggiore intensità? Forse il monito di uno “Tsunami” di lago?

Una fotografia dall'alto del Lago di Como
Una fotografia dall'alto del Lago di Como

Sono tante le domande che in queste ore i cittadini delle sponde del Lario si stanno ponendo. Per dare delle risposte e capire quali rischi effettivamente ci siano, abbiamo intervistato la Direttrice della Sezione di Milano dell'INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la dottoressa Francesca Pacor.

“Si è trattato di un terremoto veramente di bassa intensità”, inizia a spiegare l’esperta. “Non abbiamo diramato nessun tipo di allerta. Scosse di questa intensità sono molto comuni. In più è avvenuta in una zona a bassa sismicità. I terremoti nella zona del Lago di Como sono rari e deboli”.

Poi la direttrice INGV inizia ad analizzare il caso specifico: “L’epicentro del sisma, che in questa circostanza è stato di magnitudo 2.5 sulla scala Richter, è stato localizzato a 7 chilometri di profondità”. Un aspetto, l’origine subacquea del sisma, che per la sua particolarità ha lasciato spazio ad ansie: “Non c’è grande differenza tra i terremoti in superficie e quelli sott’acqua. I principi e le cause sono le stesse: lo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo. Quando ciò avviene sott’acqua si possono creare fenomeni come il maremoto e, nei casi più estremi, uno tzunami. Perché accada ciò, però, servono precise condizioni: prima di tutto, il terremoto dev’essere di intensità molto maggiore rispetto a quello registrato nel Lago di Como. La profondità del fenomeno è quella giusta: sono moltissime le scosse che si registrano in mare a 200-300km di profondità, ma non causano nessun tipo di reazione. Per provocare uno spostamento d’acqua che invada il territorio circostante, l’epicentro del sisma dev’essere circa a 7/8 chilometri di profondità e l’intensità del terremoto dev’essere di molto superiore ai 2.5 registrati. Ma questo, per il Lago di Como, non è uno scenario plausibile”.

Quella del Lario, infatti, è “una zona a bassa sismicità.  Storicamente (ma anche monitorando la sismicità recente) non ci sono mai state scosse tali da creare danni a strutture o edifici”.

Anche se tutto farebbe pensare a un evento singolo e isolato, Pacor non esclude nessuna ipotesi: “Come detto la zona è relativamente tranquilla. Le possibilità che si ripeta un evento del genere sono molto basse. Posso dire che terremoti tali da provocare maremoti o tsunami siano altamente improbabili. Però altre scosse, sempre di magnitudo molto contenuta, potrebbero verificarsi”.