Attesa al Pronto soccorso
Attesa al Pronto soccorso

Merate (Lecco), 11 dicembre 2018 - Tredici ore di attesa per una visita al Pronto soccorso sono tante per chiunque, ma ancora di più per una pensionata di 93 anni che, oltre che con l’età avanzata e i relativi acciacchi di salute, deve fare i conti con gravi difficoltà respiratorie. Eppure all’ospedale di Merate è successo proprio questo, che una 93enne è rimasta parcheggiata per 13 lunghissime e interminabili ore prima di essere visitata infine ricoverata. A denunciarlo è Roberto Riva, 62enne di Brugarolo di Merate, ex consigliere comunale e figlio dell’anziana paziente. «Non è un caso di malasanità, semmai di inciviltà e scarsa umanità», sentenzia in una lettera inviata al ministro della Salute Giulia Grillo, all’assessore regionale lombardo al Welfare Giulio Gallera i ai dirigenti dell’Asst lecchese, cui fa capo il San Leopoldo Mandic.

Nel suo «j’accuse» non punta il dito contro medici, infermieri e operatori sanitari in evidente affanno perché sotto organico, ma contro i protocolli. «che andrebbero tarati non solo sulla gravità ma anche sull’anzianità e la disabilità dei pazienti a cui si dovrebbe riservate un’attenzione diversa» e soprattutto contro i manager della sanità provinciale.«Qualche dirigente, che mi risulta essere ben pagato con i nostri soldi, effettua di persona qualche controllo sia di giorno che di notte? - si chiede -. Oppure sta comodamente seduto in un mega ufficio ed esamina che i rapporti siano formalmente corretti, che le “carte” siano a posto, che i bilanci “quadrino”?».

Stessa sorte è toccata ad un bambino di 9 anni, rimasto in sala d’attesa dalle 21 di sera all’una di notte e alla mamma visitata addirittura la mattina seguente in seguito ad un incidente. «Ma quale servizio sanitario ci volete offrire, quale “presa in carico del paziente” ci volete proporre?», prosegue l’ex consigliere meratese. È da anni che al Pronto soccorso del presidio brianzolo mancano camici bianchi dedicati, con un solo medico in turno di notte, ma anche infermieri. Eppure, nonostante le promesse, la situazione è solo peggiorata e per coprire i turni spesso vengono reclutati colleghi di altri reparti o professionisti esterni, poco avvezzi tuttavia a lavorare e alle procedure che vigono in un reparto complesso come quello di emergenza e urgenza.