DANIELE DESALVO
Cronaca

Anziano uccide la moglie a Lecco: "Era malata, insopportabile vederla soffrire"

L’ex ferroviere in pensione di 86 anni compie il gesto estremo sulla compagna coetanea, poi chiama il figlio: "Vieni subito"

Il palazzone popolare davanti all’ospedale dove è avvenuta la tragedia

Il palazzone popolare davanti all’ospedale dove è avvenuta la tragedia

Lecco - «Non sopportavo di vederla soffrire così". Umberto Antonello, ex ferroviere in pensione di 86 anni, l’altra notte ha ucciso la moglie Antonia Vacchelli, della sua stessa età. L’ha strangolata a mani nude, nel loro appartamento al quarto piano, scala H, di un palazzone popolare al civico 26 di via dell’Eremo a Lecco, di fronte all’ospedale. Antonia intorno alle 3 e mezzo ha svegliato il suo Umberto, in preda ai dolori alle ossa che non le concedevano tregua: "Umbi, accompagnami in bagno, non riesco da sola". Lui, come tutte le notti, più volte a notte, non ha risposto, l’ha aiutata ad alzarsi e l’ha sorretta fino in bagno. In bagno però l’ha soffocata fino a ucciderla. Dopo ha raccolto dal pavimento il suo corpo esanime, l’ha riportata in braccio fino in camera e l’ha adagiata e ricomposta sul loro letto matrimoniale in cui fino pochi minuti prima stavano dormendo. È rimasto lì per alcuni minuti, sperando forse si trattasse di un incubo. Invece no, non era un brutto sogno, lo sapeva.

«Vieni per favore, ho ucciso la mamma", ha avvisato per telefono il figlio Stefano che abita poco lontano. Oltre al figlio sono arrivati i soccorritori di Areu e con loro i carabinieri del comando provinciale di Lecco. Umberto, era seduto sul letto, accanto alla moglie, come catatonico, mentre le accarezzava i capelli. È stato trasferito in caserma. Ha confessato subito tutto. "Non riuscivo più a sopportare di vederla soffrire", ha raccontato con compostezza agli investigatori e al sostituto procuratore Pasquale Gaspare Esposito, il pm di turno incaricato del caso. Se abbia agito in seguito a un momento di follia o per l’esasperazione non è al momento chiaro, di certo sembra non avesse pianificato nulla. Ora è in carcere.

La salma di Antonia invece è all’obitorio, verrà sottoposta ad autopsia. Antonia era originaria della provincia di Crema, aveva lavorato come operaia prima di dedicarsi completamente alla famiglia. Da parecchio lamentava forti dolori alle ossa e non era più autonoma. Spesso veniva sottoposta a visite mediche, anche urgenti. Settimana prossima avrebbe dovuto essere ricoverata, lei però pare non volesse.