Lecco: emergenza in montagna, scontro Soccorso alpino-Vigili del fuoco

In una lettera ufficiale i tecnici Cnsas vanno all’attacco: "Non si possono disconoscere il nostro ruolo e le nostre funzioni"

Vigili del fuoco e Soccorso alpino in uno scenario d'intervento (Archivio)
Vigili del fuoco e Soccorso alpino in uno scenario d'intervento (Archivio)

Lecco – Tra i due litiganti, il terzo muore. Per ora non è successo, ma in diverse occasioni ci si è andati tremendamente vicini. I due litiganti sono da una parte i vigili del fuoco, dall’altra i tecnici volontari del Soccorso alpino e speleologico. A innescare lo scontro su chi deve intervenire, dove e quando, sono i primi, che, sempre più spesso, almeno a detta della contro parte, invadono il campo altrui, cioè montagne, grotte e zone impervie, per le quali i tecnici del Soccorso alpino sono appositamente reclutati, addestrati ed equipaggiati, senza costare un centesimo ai contribuenti, perché volontari.

L’ultimo affondo arriva direttamente dal capo dipartimento dei vigili del fuoco, che, in buona sostanza, ha avocato per i suoi uomini alcuni interventi di cui solitamente si occupano i soccorritori del Soccorso alpino, "con il chiaro intento di suggerire o far disporre, modifiche ai piani di ricerca persone scomparse e alle altre attività di soccorso svolte dalla nostra organizzazione", denuncia senza troppi giri di parole in una lettera ufficiale Maurizio Dellantonio, presidente del Corpo nazione del Soccorso alpino e speleologico.

Nella sua dettagliata replica, in cui cita norme, decreti, articoli e commi, il numero uno del Cnsas tricolore, ribadisce che "territorio montano, ambiente ipogeo e zone impervie", sono soprattutto di competenza dei soccorritori alpini, specie se si tratta di soccorrere persone che necessitano di assistenza sanitaria. Non è questione di dimostrare di essere più bravi in una sorta di Risiko tra soccorritori: ci sono di mezzo procedure e tempi di attivazione e di interventi di soccorso, responsabilità, compiti istituzionali, soprattutto vite umane.

"Continuare a disconoscere il nostro ruolo e le nostre funzioni, togliere dignità al nostro persone formato e certificato, potrebbe compromettere la serenità delle operazioni e i complessivi parametri legati alla sicurezza tanto degli operatori coinvolti, quanto e soprattutto delle persone soccorse, che per noi è inaccettabile – avverte Maurizio Dellantonio - Settant’anni di soccorso in questi ambienti, in questi scenari, decine di migliaia di persone soccorse, il sacrificio estremo in alcuni casi dei nostri soccorritori, sono fatti e atti concreti".