Cyberbulli creano una chat per deridere e minacciare un ragazzino autistico: “Ti faccio saltare in aria”

Succede nel Meratese, un 15enne con disturbo dello spettro autistico diventa il bersaglio di un gruppo WhatsApp creato da quattro adolescenti della zona. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri

Il ragazzino era stato inserito nella chat solo per diventare la vittima dei quattro giovanissimi

Il ragazzino era stato inserito nella chat solo per diventare la vittima dei quattro giovanissimi

Merate (Lecco) – Samuele (il nome è di fantasia) ha 15 anni. Frequenta le superiori in un istituto della provincia di Lecco, nel Meratese. È uno studente intelligentissimo, sopra la media. Samuele però soffre di un disturbo dello spettro autistico, a causa del quale ha comportamenti stereotipati, come fisse e tic. Ai suoi compagni non interessa, non ci fanno neppure caso perché gli vogliono bene per come è, ma alcuni coetanei, che nemmeno conosce, se non di vista, lo hanno preso di mira da vigliacchi, protetti dall’anonimato di un numero di cellulare e di una chat. Lo hanno infatti inserito in un gruppo WhatsApp creato apposta per prenderlo in giro, deriderlo delle sue difficoltà, insultarlo, minacciarlo, colpirlo nel suo punto più debole, cioè gli amici di scuola, approfittando della sua ingenuità e della sua bontà.

A svelare quanto successo a Samuele è Francesco Castigliego, papà di un bambino di 5 anni, autistico come Samuele, che a Merate ha fondato Edo Is One, un’associazione e un centro specialistico per sostenere quanti soffrono di disturbi dello spettro autistico e i loro genitori, che altrimenti non saprebbero a chi rivolgersi. "Il ragazzo si è trovato iscritto a questo gruppo a sua insaputa – spiega Francesco -. Inizialmente credeva si trattasse di una chat per discutere delle difficoltà che affrontano i ragazzi autistici come lui. Solo quando hanno cominciato a prenderlo pesantemente in giro per le sue stereotipie ha realizzato di essere la vittima prescelta. Ha provato a replicare, ma sono diventati ancora più violenti e lo hanno spaventato a morte".

"Ho messo Gesù nella camera a gas, figuriamoci cosa faccio a te – gli hanno scritto -. Ti faccio arrestare. Ti faccio saltare in aria con tutta tua scuola...". Solo dopo la minaccia di un possibile attentato che potesse mettere a repentaglio pure i suoi compagni, Samuele ha raccontato tutto ai suoi genitori, che a loro volta hanno chiesto aiuto a Francesco. "Ho subito denunciato tutto ai carabinieri - racconta Francesco -. È un episodio molto grave. I colpevoli devono pagare, nel senso che devono essere aiutati a comprendere la mostruosità delle loro azioni".

I cyberbulli sono verosimilmente quattro adolescenti della zona, che hanno coinvolto nella chat un’altra quarantina di incolpevoli persone, tra cui alcuni commercianti, che si sono subito cancellati dal gruppo, senza sospettare quanto si stava consumando contro Samuele.