Lecco, camoscio e cervo uccisi dalla meningoencefalite delle zecche: può trasmettersi all'uomo

Riscontrati in Lombardia i primi due casi di Tbe, violenta infezione virale. Riscontrate positività anche in alcune capre

Un camoscio
Un camoscio

Sueglio (Lecco), 10 gennaio 2024 – A Sueglio e in Valvarrone sono stati riscontrati due casi di meningoencefalite delle zecche. E' la prima volta in assoluto in Lombardia. La Tbe, acronimo di Tick borne encephalitis, è un'infezione virale, che provoca l'infiammazione dell'encefalo e delle meningi. La malattia ha ucciso due animali selvatici, ma è trasmissibile agli esseri umani.

I due casi

I casi accertati dai ricercatori dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Sondrio sono due: uno su un camoscio morto trovato ad Artesso, località di Sueglio; l'altro su un cervo che barcollava sulla provinciale in Valvarrone, morto poi anch'esso. Sono state inoltre rilevate positività anche in alcune capre di rientro dai pascoli della zona. Avvisaglie di una possibile circolazione della meningoencefalite delle zecche erano state riscontrata quest'estate in provincia di Bergamo,  in precedenza però non erano mai state riscontrare positività in Lombardia, sebbene si avessero evidenze che il virus stesse circolando in Svizzera ed in Austria. Prima inoltre il virus era stato riscontrato solo sulle zecche che infestavano gli animali selvatici, non direttamente sugli animali.

La meningoencefalite delle zecche

La malattia può infettare pure gli esseri umani. La trasmissione, come per gli animali, avviene soprattutto tramite il morso di zecca, ma anche attraverso il consumo di formaggi di latte di capra contaminati e non trattati termicamente. In Europa si contano già migliaia di contagi. Non esistono vaccini per uso veterinario, mentre per le persone ne sono disponibili 4 diversi. La Tbe è una zoonosi, cioè una malattia che viene trasmessa all'uomo dagli animali. E' causata dal virus Tbev, che appartiene alla famiglia dei Faviridae, genere Flavivirus, che provoca diverse malattie.

I sintomi

“Da quanto emerso sia negli animali selvatici che nei domestici per i quali è stato possibile condurre un esame clinico, la malattia si presenta con sintomi neurologici, quali atassia e movimenti incrociati, riluttanza alla deambulazione, ottundimento del sensorio, iperattività agli stimoli esterni - spiegano Fabio Ravanelli, direttore di Sanità animale di Ats Brianza e Luca Picillo responsabile del distretto di Lecco -, e sintomi tipicamente dovuti alla iperpiressia, cioè febbre, quali abbattimento e anoressia Nella maggior parte degli animali, nell'arco di 10 giorni, si ha una remissione dei sintomi”. Al momento non si ha contezza di casi umani né del coinvolgimento di animali domestici o d'allevamento.

Le raccomandazioni

Per evitare contagi ed epidemie, da Ats della Brianza, a cui fa capo il territorio della provincia di Lecco, raccomandano massima attenzione a quanti abitano o lavorano in montagna e per gli escursionisti che la frequentano. Le zone al momento a rischio sono quelle della bassa Valvarrone e del Legnoncino. Occorre utilizzare repellenti contro le zecche, indossare abiti con maniche e pantaloni lunghi, controllare di non avere zecche addosso e, in caso di morsi o di zecche, si deve rivolgersi al proprio medico per rimuovere il parassita. La zecca deve poi essere consegnata ai veterinari di Ats per analizzarle e cercare l'eventuale presenza dell'agente patogeno.