Milano - Che la Prima del Teatro alla Scala porti con sé anche un valore simbolico è un fatto che appartiene alla sua storia e alla tradizione. Ma non è retorica dire che quella di quest’anno, in cartellone martedì, ha un significato particolare. In primo luogo perché vede il Piermarini riaprire al pubblico in presenza e perché il palcoscenico potrà ospitare tutti gli artisti che l’allestimento prevede e anche senza mascherina. Insomma, un 7 dicembre che ha il sapore di una sfida. «Se riusciremo a fare questa Prima sarà un miracolo», commentava, non a caso, il soprintendente Dominique Meyer in conferenza stampa. Milano, locomotiva di un Paese in ripresa, è ripartita, e anche la Scala lo dimostra.

Il «Macbeth» di Giuseppe Verdi, questa l’opera che apre la stagione, è uno spettacolo difficile, dalle scene moderne e barocche insieme. E con un grande cast sul palcoscenico. È stato scelto poche volte, in passato, per l’appuntamento del 7 dicembre. Ma quando è successo ha regalato solo allestimenti memorabili: nel 1952, con Maria Callas protagonista; nel 1975, con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Giorgio Strehler. E nel 1997, con Riccardo Muti a guidare l’orchestra. Per l’edizione 2021 la Scala ha puntato su un’interpretazione tradizionale, dove la storia è rispettata al millimetro. La regia, affidata a Davide Livermore, è pensata per chi siederà in teatro e per chi guarderà l’opera in televisione. Un tributo ai due milioni e 800.000 spettatori che due anni fa hanno seguito «Tosca» in diretta e ai due milioni e 600.000 che hanno fatto lo stesso nel 2020, con la speciale Prima pensata per lo streaming e la tv. L’evoluzione continua.

E la Scala inaugura il suo profilo Tik Tok (@teatroallascala), affidando alla piattaforma social più vicina ai giovani l’esplorazione del palcoscenico con video inediti e contenuti esclusivi, come avvenuto ieri in occasione della Prima dei ragazzi. La Scala, che durante la pandemia ha raggiunto il record di contributi privati, testimonia la voglia di ripartire: con qualcosa che ha un legame forte con la città - due esempi su tutti, il labirinto di Portaluppi inserito nella scenografia e i costumi che rimandano alla capitale della moda - ma che non è solo dei milanesi. Non a caso è riconfermata la presenza del presidente Sergio Mattarella e fortissimo è l’interesse dei media internazionali. La Scala è in questo momento il simbolo di come va l’Italia. Un Paese sospeso fra i timori di nuovi contagi e una grande spinta garantita dal sistema produttivo e dal mondo della cultura. Tutti gli spettacoli della Scala sono sold–out. E anche «Macbeth», per una volta, si adegua. Regalandoci un finale all’insegna di un abbaglio di luce impressionante inserito per lasciarci ben sperare.