Milano,15 dicembre 2019 - Se i numeri denunciati dalla Cisl sono corretti, in Italia sono 160 le crisi aziendali aperte; oltre 300.000 i lavoratori coinvolti. Segno che quella del lavoro è un’emergenza con la quale dovremo fare i conti anche l’anno prossimo. Nel dibattito parlamentare si parla sempre e solo delle realtà maggiori, come Alitalia ed ex Ilva. Ma la verità è che anche aziende meno esposte ai riflettori della cronaca vivono ore delicate e vedono messa in discussione anche la propria sopravvivenza. Le cause non sono da imputare direttamente al governo, ma certo l’elevata instabilità del quadro politico attuale sembra allontanare la risoluzione di quelle crisi.

Il problema ha anche una seconda faccia. E cioè che un Paese dove il lavoro è in crisi, il lavoro c’è. Solo che domanda e offerta faticano a incontrarsi. Con risultati anche paradossali e non più accettabili, considerato che la problematica è nota a tutti ma nessuno si sforza di trovare soluzioni efficienti per superarla. Tanto per fare un esempio, alcune figure specialistiche come quelle di ingegneri collegati alle nuove frontiere della robotica e dell’innovazione scarseggiano. Tanto che le aziende italiane non riescono a riempire i vuoti in organico. E invece c’è un’elevata percentuale di studenti e laureati italiani che preferiscono andare all’estero in cerca di una gratificazione professionale che il contesto italiano non sembra poter loro offrire. Se questa situazione si è aggravata la politica ha le sue responsabilità. Il tasso di litigiosità tra i partiti, la loro tendenza a cercare il tornaconto elettorale immediato anziché ad investire in progetti di lungo periodo sta togliendo competitività al sistema Paese, che sembra navigare a vista senza veri obiettivi di crescita per i prossimi anni. La stabilità politica da sola non basta, ma è indubbiamente una condizione essenziale per poter accrescere la fiducia dei cittadini e delle imprese nelle istituzioni e nella classe dirigente. Invece in Italia l’unico elemento che sembra costante - e, anzi, è in crescita - è la burocrazia, con i suoi pesi, le sue procedure obsolete, i suoi estenuanti riti. Il fantasma delle elezioni anticipate, continuamente evocato nello scontro politico, ha impedito anche quest’anno all’attuale maggioranza di varare provvedimenti pluriennali di riforma del mercato del lavoro. E ha fatto sì che le scelte da inserire in manovra avessero solo il requisito di non risultare impopolari. Nella prossima legge di Bilancio, infatti, viene scongiurato il tanto temuto rialzo dell’Iva, ma non c’è alcun provvedimento in grado di generare occupazione e di promuovere sviluppo. È una manovra che pensa a garantire la permanenza al governo degli attuali partiti e non si occupa del futuro delle nuove generazioni.