Vignaioli “custodi” dell’ambiente: una legge promuove gli agricoltori a sentinelle del territorio

Una bella soddisfazione per la Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che per promuovere il provvedimento aveva lanciato lunedì una campagna di raccolta firme

Vignaioli

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Milano – In questi giorni scanditi dal rombo dei trattori, è partita un’altra battaglia da parte di chi lavora la terra, meno rumorosa ma di sostanza, anche se ruota attorno a un nome. Si tratta della proposta di legge che riconosce l’agricoltore come "custode dell’ambiente e del territorio" passata nell’Aula della Camera con una larga approvazione due giorni fa. Il provvedimento, che era già stato licenziato a luglio dal Senato, non appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sarà legge. Una bella soddisfazione per la Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che per promuovere il provvedimento aveva lanciato lunedì una campagna di raccolta firme.

L’iniziativa è sbarcata anche sulla piattaforma Change.org dove ha già superato 1.300 firme. In Lombardia la federazione rappresenta 142 aziende vitivinicole (a livello nazionale gli associati sono circa 1.700), “indipendenti” nel senso che si occupano di tutta la filiera, dalla coltivazione dell’uva all’imbottigliamento e alla vendita del vino.

"La nostra battaglia non è meramente nominalistica, puntiamo al riconoscimento, anche economico, della figura di “custode del territorio” perché il vignaiolo è una sentinella dell’ambiente, con minute azioni di prevenzione che vengono svolte a cadenza quotidiana, come il drenaggio dei fossi o il controllo della stabilità degli argini, anche in zone dove le amministrazioni, per mancanza di fondi, non sempre riescono a intervenire in modo puntuale", afferma Alessio Brandolini, 40enne delegato per l’Oltrepò pavese della Fivi, e a capo di un’azienda da 12 ettari che risale al 1873, dedicata al pinot nero da base spumante.

"Adesso con l’approvazione da parte della Camera della legge che riconosce l’agricoltore quale “custode dell’ambiente e del territorio” passiamo a sollecitare i consigli regionali, a partire da quello della Lombardia, ad adottare il testo nazionale attraverso un processo partecipativo di tutti gli attori del mondo agricolo, in modo che la figura non rimanga solo un’enunciazione formale ma possa realizzarsi concretamente. Fondamentale in questo senso sarà la garanzia di processi burocratici snelli, che non scoraggino l’iniziativa degli agricoltori, e di adeguate formazioni per garantire un quadro di intervento coerente sul territorio", aggiunge il rappresentante lombardo della Fivi.

"L’attività del viticoltore è preziosa anche per i chilometri di muri a secco – nella nostra valle sono complessivamente lunghi 2.500 chilometri - e i terrazzamenti che caratterizzano le aree di versante, contribuendo a disegnare il paesaggio rurale e a rendere il territorio più solido. La nostra battaglia è pure per la conservazione dei vigneti e contro l’abbandono. In Valtellina sono rimasti 850 ettari di vigneti, contro i tremila di soli 50 anni fa", aggiunge Isabella Pelizzatti Perego, 54 anni, che nell’azienda di famiglia Arpepe, in piedi dal 1860 e da 15 ettari, produce vino da uve nebbiolo. "Il punto è che non sempre le azioni dei vignaioli sono valorizzate: talvolta non sono nemmeno permesse. Per questo motivo abbiamo lanciato questa campagna con l’obiettivo di coinvolgere anche tutti i cittadini: è nell’interesse collettivo che gli agricoltori possano continuare a lavorare sul territorio per ridurre il consumo di suolo ed operare contro il dissesto idrogeologico", ragiona la vignaiola.

Sull’assedio dei trattori, Brandolini fa sapere che "la federazione non ha partecipato direttamente alle manifestazioni. La protesta contro i nuovi vincoli sui pesticidi però la trovo condivisibile. Per fortuna c’è appena stato un passo indietro sulla proposta di regolamento da parte della Commissione Ue. Rimango però preoccupato per il possibile giro di vite sul rame, che è essenziale per la viticoltura bio, essendo un prodotto naturale".