Selleria Tombini realizza selle e finiture per cavallo
Selleria Tombini realizza selle e finiture per cavallo

Bergamo - Selle e finimenti per cavalli realizzati a mano sono in apparenza quanto di più lontano dal mondo digitale. Un pregiudizio smentito dalla crescita di ordini di uno dei marchi più importanti del settore: la storica Selleria Tombini di Bergamo, artigianato di alto livello a conduzione familiare. La conversione online del catalogo da 30mila articoli per l’equitazione ha fruttato ai maestri che servono anche grandi campioni il 1000% in più di vendite in pochi mesi. Ora, delivery app per la consegna a domicilio, social network e sito web scandiscono la quotidianità di laboratori che vestono da capo a piedi anche i cavalieri. Sono il punto di arrivo della trasformazione di una storia cominciata nel 1920 e adesso anche gli algoritmi custodiscono qualità e valori che hanno permesso di attraversare due guerre mondiali, la crisi del 2008 e la pandemia. Per il grande salto gli orobici, spinti dalla necessità di rimediare alle chiusure imposte dal virus, si sono affidati agli ingegneri di Wwg, specializzati in metamorfosi digitale, e insieme hanno costruito il negozio virtuale.

«Con l’informatica arriviamo dove le nostre vetrine non sarebbero mai riuscite – spiega Daniel Tombini, proprietario insieme ai fratelli della Selleria –. Abbiamo scelto Wwg perché non ci ha offerto solo ‘scaffali’, ma un processo di cambiamento che ci ha permesso subito di ampliare i volumi raggiungendo nuovi segmenti, a partire dal Sud". Fra i punti di forza valorizzati dagli esperti di software "la tradizione. Abiti e ogni accessorio sono su misura – sottolinea Mohamed Deramchi, ceo di Wwg –. Non solo, il mercato ha premiato l’attenzione agli animali e in particolare alla loro alimentazione promossa grazie a integratori e articoli zootecnici". Il successo per un business che regge da quattro generazioni è arrivato subito. Sulla stessa strada della Selleria c’è il 12% di altre Pmi stabilmente dotate di sedi virtuali, uno scenario in crescita: secondo Confcommercio dai capoluoghi lombardi sono spariti il 14% di negozi e il 14,8% di ambulanti.