Dopo il Covid, il contagio dalla Cina si estende all’economia? A paventare la fosca previsione è la crisi del debito che ha coinvolto il colosso asiatico della finanza immobiliare Evergrande. Uno scenario che da solo ha contribuito al lunedì nero del 20 settembre, con perdite borsistiche medie di quasi il 3 per cento nel mondo. ma le cose potrebbero andare anche in modo diverso, come spiegano alcuni economisti, e come dimostrerebbe la marcata ripresa delle borse mondiali oggi, 24 ore dopo l’incubo. Già bene avviate, con il recupero del primo punto.

I catastrofisti

Secondo i catastrofisti, Evergrande potrebbe diventare la nuova Lehman Brothers della Cina. Prospettiva cupa, in tal caso,  quella che circonda il gruppo di sviluppo immobiliare più indebitato di Cina, le cui difficoltà fanno temere un effetto domino nella finanza cinese. A fare il paragone tra Evergrande e Lehman Brothers, la banca il cui fallimento fu il simbolico innesco della crisi del 2008-2009 è il giornale economico cinese Caixin, che ricorda come da due mesi centinaia di picocli investitori continuino ogni giorno a protestare: temono di perdere i loro risparmi. 

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L'ammissione

Secondo quanto oggi riferisce il Financial Times, Evergrande ha ammesso di aver utilizzato miliardi di euro raccolti attraverso prodotti finanziari venduti agli investitori retail per finanziare i propri debiti e per ripagare gli investitori più importanti.  Evergrande ha sempre fatto largo uso di questi prodotti, incitando gli acquirenti di case a sottoscriverli. I manager spingevano i loro subordinati a investire e talvolta i fornitori ricevevano questi titoli al posto dei pagamenti cash. Secondo il FT questi prodotti, troppo sofisticati per i normali investitori retail, sono stati acquistati da 80mila persone e ammontano a qualcosa come 40 miliardi di yuan (5,3 miliardi di euro). 

Sull'orlo del default

Ora che il gruppo è sull’orlo del default, con una “tremenda pressione” sul fronte della liquidità, come ha detto la stessa compagnia la scorsa settimana in una comunicazione alla Borsa di Hong Kong, questi investitori tremano. A poco servono le rassicurazioni del nmero uno del gruppo Hui Ka Yan, il quale in un messaggio ai dipendenti in cui li ha invitati a essere certi che l’azienda “supererà il suo momento più buio”. E, per cercare di dare un segnale concreto, la scorsa settimana il gruppo ha rivelato che la moglie del fondatore, Ding Yumei, ha investito qualche milione di euro in questi prodotti.

Il nodo della liquidità

In un comunicato alla Borsa di Hong Kong, Evergrande la scorsa settimana ha ammesso di avere serie difficoltà nelle vendite di immobili, scese da 71,6 miliardi di yuan (9,4 miliardi di euro) di giugno a 38,1 miliardi di yuan (5 miliardi di euro) di agosto. Non solo: la compagnia ha dichiarato di attendersi anche per settembre un “significativo proseguimento nel calo dei contratti di vendita, con un conseguente continuo deterioramento della raccolta di liquidità del gruppo che porrà sotto grave pressione il cash-flow e la liquidità”. Una bancarotta di Evergrande - secondo Caixin - sarebbe “uno tsunami finanziario” che secondo gli analisti interpellati dal giornale cinese crerebbe appunto “la Lehman Brothers cinese”.

La pressione debitoria

falseIn realtà, dopo che le autorità cinesi hanno ordinato di abbassare la pressione debitoria, Evergrande sta mettendo sul mercato alcuni asset. Recentemente si è anche parlato di una vendita in vista per il suo ramo auto elettrica. Il grupppo ha comunque annunciato di aver ingaggiato la Houlihan Lokey cinese e la Admiralty Harbour Capital, società di consulenza dovranno “verificare la struttura del capitale del gruppo, valutarne la liquidità ed esplorare tutte le possibili soluzioni per alleggerire l’attuale questione della liquidità e raggiungere una soluzione ottimale per tutti gli stakeholder il prima possibile”.

L'ottimismo dell'Ocse

Un’altra nota di ottimismo arriva dall’Ocse: “Pensiamo che le autorita’ cinesi abbiano la capacita’ fiscale e monetaria per attutire lo shock” legato alla crisi di Evergrande. Lo ha detto la capoeconomista dell’Ocse, Laurence Boone, sottolineando che “l’impatto qui sara’ piuttosto limitato eccetto ovviamente per aulcune particolari società”. E l’amministratore delegato di Webuild Pietro Salini aggiunge. “Non è possibile che quello che ieri valeva 100 oggi vale zero, fossero stati investiti in bitcoin potrei capire, ma parliamo di immobili. Non è normale”. Il ruolo del governo di Pechino in effetti, finora, è stato attivo nello sviluppo della crisi Evergrande. 

La strigliata di Xi

Già dal 2017 il presidente Xi Jinping ha inteso dare una strigliata a un business - quello immobiliare - praticamente fuori controllo, dichiarando che “le case servono per viverci, non per fare speculazione”. E gli enti regolatori - come hanno fatto di in diversi settori economici - si sono mossi e recentemente hanno imposta delle linee guida stringenti, che si basano sulle “Tre linee rosse” relative al rapporto tra l’indebitamento, il capitale, il valore delle azioni e la liquidità. Se la compagnia supera anche una sola di queste tre linee rosse, il regolatore può ordinare azioni per alleggerire l’indebitamento. Evergrande le ha superate tutte e tre.

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L'uscita dalla crisi

“Evergrande uscirà presto dai suoi momenti più bui”. Lo assicura Xu Jiayin, presidente del colosso cinese, in un messaggio ai dipendenti dell’azienda, secondo notizie rilanciate dal Global Times. Il gruppo immobiliare a rischio crack “accelererà il lavoro” e Xu assicura la ripresa per “garantire la consegna” dei progetti immobiliari.