Un reparto dell'Esselunga
Un reparto dell'Esselunga

Milano, 12 ottobre 2018 - Lo sbarco in Borsa entro il 2020 sarebbe già stato previsto l’anno scorso all’interno dell’accordo che aveva posto fine alle liti fra gli eredi di Bernardo Caprotti: da una parte la seconda moglie Giuliana Albera e la figlia Marina Sylvia e dall’altra i fratelli Violetta e Giuseppe, figli del primo matrimonio del fondatore di Esselunga. E se dopo il collocamento record nell’autunno del 2017 dei bond da 1 miliardo, propedeutici all’acquisizione del 67,5% di La Villata Partecipazioni, l’ipotesi Ipo sembrava essersi raffreddata adesso, torna d’attualità.

Esselunga infatti avrebbe dato incarico, secondo fonti finanziarie, a Zaoui&C, casa d’affari con base a Londra, di valutare le diverse opzioni per il futuro del gruppo, tra le quali c’è anche l’Ipo. Sulla base dei multipli dei concorrenti internazionali come Carrefour, Casino o Metro e per l’unicità del marchio italiano, Esselunga verrebbe valutata tra i 4 e i 4,5 miliardi. E sarebbe il primo grande gruppo della Gdo a sbarcare in Piazza Affari. Sarà comunque la prossima riunione del cda, fra una quindicina di giorni, a cominciare a valutare le opzioni che Zaoui&C metterà sul tavolo, Ipo compresa. E mercati permettendo, con un orizzonte temporale comunque al 2019-2020. A dire il vero, la quotazione non era mai stata immaginata da Caprotti per il futuro della sua creatura, diventata un colosso con 7,75 miliardi di ricavi (dati 2017), più di 23mila dipendenti, quasi 160 punti vendita e un rapporto tra incassi e metri quadrati di negozio (15.730 euro nel 2015 secondo il rapporto Mediobanca) che ha pochi eguali al mondo. Nel suo testamento, il patron di Esselunga, scomparso poco più di due anni fa, aveva indicato il gruppo olandese Ahold come il partner adatto per una fusione. I suoi eredi però hanno scelto, per ora, di proseguire in autonomia, rifiutando anche le offerte che sarebbero arrivate sia, pare, dalla stessa Ahold piuttosto che da Walmart, senza trascurare l’interesse dei cinesi di Yida Investment. Ma non sarebbero mancati anche grandi investitori istituzionali e fondi di private equity come Cvc e Blackstone.

Lo sbarco in Borsa servirebbe a liquidare, a prezzi di mercato, il 30% della holding Supermarkets Italiani in mano a Giuseppe e Violetta, che già oggi non hanno cariche in Esselunga mentre Giuliana Albera e la figlia Marina, che ne possiedono il 70%, sono rispettivamente presidente onorario e vicepresidente (presidente è Vincenzo Mariconda e ad Carlo Salza) in base al riassetto della governance deciso a metà 2017 insieme con il varo di un piano triennale di investimenti per 1,8 miliardi con, tra l’altro, l’obiettivo di espandersi nel Centro-Sud e crescere nell’e-commerce che già nel 2017 aveva fatturato 180 milioni e dove, nel fresco, è entrato un concorrente come Amazon. Se non dovesse passare la linea Ipo, sarebbe previsto anche un piano B con il possibile ingresso di un investitore istituzionale (in passato si era parlato di fondi sovrani, tra cui quello del Qatar) e comunque la quota del 30% di Violetta e Giuseppe dovrebbe essere liquidata nell’arco di 3 anni.