BARBARA CALDEROLA
Economia

Bcc lombarde: crescono depositi e impieghi nel primo semestre. Serve intervento Bruxelles

La tempesta può attendere, ma adesso tocca all’Europa

Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda della banche di credito cooperativo

Se ci sono, ancora le nuvole non si vedono. E nell’osservatorio delle Bcc lombarde, 27 banche con 202mila soci, 1 milione di clienti e 746 sportelli dove lavorano 5.500 persone, gli effetti del cataclisma energetico e geopolitico scatenato dalla guerra in Ucraina restano teoria. Merito di un’area ricca, di famiglie (ancora) propense al risparmio e del tessuto saldo di piccole e medie imprese che fa riferimento agli istituti di credito territoriale. Ieri, riuniti a Roma, i vertici del sistema cooperativo hanno fatto i conti su un 2022 che nella sua prima metà ancora regalava grandi soddisfazioni.

Calano di nuovo le sofferenze quasi dimezzate a -42%, leggermente meglio dell’intero settore. Le banche hanno rastrellato 35,2 miliardi di depositi, +6,1%, (6,6 miliardi nel Milanese e 5,1 nella Bergamasca), accanto a 8,6 miliardi di raccolta indiretta, su mandato della clientela. Gli impieghi, ovvero prestiti a imprese e famiglie , valgono 25 miliardi e nonostante le difficoltà alle porte crescono ancora del 2,4%, un decimale in più dell’intero sistema creditizio italiano. Alle sole famiglie lombarde vanno oltre 8,8 miliardi "in crescita del 6,6% contro il 4,6% di tutto il paese", alle imprese sono andati 15,3 miliardi. E i soldi sono finiti soprattutto ad aziende piccole o piccolissime.

«Le nostre Bcc continuano a fare la propria parte per imprese e famiglie: i dati sono buoni e confermano che le comunità locali riconoscono il nostro modo di fare banca e lo apprezzano, nonostante un quadro economico che si fa complesso", spiega Alessandro Azzi, presidente delle Federazione lombarda delle bcc. Sullo sfondo, una battaglia in Europa "per fare riconoscere e valorizzare le peculiarità delle banche di comunità". Le Bcc puntano a un intervento della Conferenza delle Regioni sul Parlamento Europeo, "perché si attivi a sostegno del credito cooperativo italiano". Obiettivo: ottenere un’applicazione "proporzionale" delle regole Ue, pensate per il funzionamento di un sistema che – oltre i nostri confini – si basa essenzialmente sulle attività di grandi colossi spesso sovranazionali.