
Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda della banche di credito cooperativo
Se ci sono, ancora le nuvole non si vedono. E nell’osservatorio delle Bcc lombarde, 27 banche con 202mila soci, 1 milione di clienti e 746 sportelli dove lavorano 5.500 persone, gli effetti del cataclisma energetico e geopolitico scatenato dalla guerra in Ucraina restano teoria. Merito di un’area ricca, di famiglie (ancora) propense al risparmio e del tessuto saldo di piccole e medie imprese che fa riferimento agli istituti di credito territoriale. Ieri, riuniti a Roma, i vertici del sistema cooperativo hanno fatto i conti su un 2022 che nella sua prima metà ancora regalava grandi soddisfazioni.
Calano di nuovo le sofferenze quasi dimezzate a -42%, leggermente meglio dell’intero settore. Le banche hanno rastrellato 35,2 miliardi di depositi, +6,1%, (6,6 miliardi nel Milanese e 5,1 nella Bergamasca), accanto a 8,6 miliardi di raccolta indiretta, su mandato della clientela. Gli impieghi, ovvero prestiti a imprese e famiglie , valgono 25 miliardi e nonostante le difficoltà alle porte crescono ancora del 2,4%, un decimale in più dell’intero sistema creditizio italiano. Alle sole famiglie lombarde vanno oltre 8,8 miliardi "in crescita del 6,6% contro il 4,6% di tutto il paese", alle imprese sono andati 15,3 miliardi. E i soldi sono finiti soprattutto ad aziende piccole o piccolissime.
«Le nostre Bcc continuano a fare la propria parte per imprese e famiglie: i dati sono buoni e confermano che le comunità locali riconoscono il nostro modo di fare banca e lo apprezzano, nonostante un quadro economico che si fa complesso", spiega Alessandro Azzi, presidente delle Federazione lombarda delle bcc. Sullo sfondo, una battaglia in Europa "per fare riconoscere e valorizzare le peculiarità delle banche di comunità". Le Bcc puntano a un intervento della Conferenza delle Regioni sul Parlamento Europeo, "perché si attivi a sostegno del credito cooperativo italiano". Obiettivo: ottenere un’applicazione "proporzionale" delle regole Ue, pensate per il funzionamento di un sistema che – oltre i nostri confini – si basa essenzialmente sulle attività di grandi colossi spesso sovranazionali.