Andrea G. Pinketts
Andrea G. Pinketts

Milano, 7 dicembre 2019 - «Sotto quell’aspetto un po’ guascone, era molto tenero, un duro con un cuore da meringa” come lo definiva la Fernanda Pivano. Sensibile come pochi. Noi parlavano di tutto, di letteratura, teatro e poesia, e, per questo, mi manca molto». Mirella Marabese, la mamma quasi novantenne di Andrea G. Pinketts, scrittore di noir, giornalista, morto di cancro a 58 anni, l’anno scorso, ci accoglie con molto calore, e autentica gioia, nel soggiorno di casa, in piazza Bolivar, al Giambellino, con la cagnetta Ardita che abbaia per richiamare la nostra attenzione. E ci spalanca le porte del cuore, e dei suoi ricordi.

Un anno senza Andrea e il suo genio....
«Non è stato facile anche se mi vede? Cerco di truccarmi, pettinarmi e di portare con dignità questo lutto, così come avrebbe voluto lui. Non riesco nemmeno a piangere, ho un macigno ma è lì. Mi consola la scrittura, ho iniziato a scrivere un libro... Un piacere, quello di scrivere, che ho riscoperto dopo molti anni. E poi ho scoperto di avere tanti amici, i suoi, che dal giorno in cui non c’è stato più affollano le mie giornate. Sono orgogliosa di essere stata sua madre, era un artista e come tutti i grandi artisti era un uomo tormentato. Una personalità spiccata che ha mostrato sin da piccolo segni di insofferenza alle regole. A scuola, era troppo colto, era avanti e si annoiava. Quante preoccupazioni mi ha dato!
Andrea scriveva nei bar, il Trottoir è stata la sua seconda casa...
«Vero, lì trovava ispirazione. Ma tornava sempre a casa a mangiare, io me la cavo piuttosto bene con i fornelli. Sono contenta però di averlo cresciuto libero, non ho cercato di imbrigliare il suo talento, anzi l’ho sempre sostenuto, incoraggiato. Era ed è un grande del quale ancora non è stato ben compreso l’immenso valore».
Andrea era un mammone...
«Eravamo due anime in simbiosi ma litigavamo! Anche sulla politica, io sono di destra, anche se nella vita mi sono comportata come una donna di sinistra e lui invece era un liberale ed anarchico. Sa cosa diceva? “Mamma andiamo più d’accordo al telefono che di persona”. Ma lo capivo, è cresciuto senza il papà, mio marito è morto che lui aveva appena sei anni, con due donne, io e e mia madre bloccata a letto. Aveva bisogno di aria, fame di libertà. Dormiva fino a tardi al mattino e poi usciva, girava ore per Milano. Oserei dire che annusava gli odori di ogni anfratto della città, da quella più borghese e altolocata del centro sino ai vicoli di periferia. Era una ricerca continua la sua. Amava Milano ma non la città delle archistar. E ha sdoganato il genere noir... ma non voglio dirle io queste cose. Fernanda Pivano lo adorava e pure Barbara Alberti. Barbara scriveva che “Andrea era la letteratura, uno scrittore e un comico eccezionale, grande bevitore come Jack London, gigante come Majakovskij. Andrea era da solo tutta un’avanguardia”. Sì, un grande bevitore, del resto Tennessee Williams era un appassionato di rum, e Charles Bukowski a proposito scriveva: “Va così, rum e pera, perché ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita».
Aveva mille fidanzate...
«Falene».
Milano sembra ricordarlo troppo poco.
«Si meritava l’Ambrogino quest’anno, sono dispiaciuta, peccato che Milano, la sua città amatissima, non abbia riconosciuto un suo figlio talentuoso e geniale,.. Ad ogni modo per mio volere quest’anno è nata l’Associazione Culturale Andrea G. Pinketts che continuerà la sua eredità letteraria».