Milano - Quali sono i dieci libri da mettere nello zaino nel caso decidessimo di andare a vivere su un'isola deserta? Quello a cui siamo più affezionati? Quale ci ha cambiato la vita? E quello  che ci siamo sempre ripromessi di leggere e invece non lo abbiamo mai fatto? Quale il titolo che ci ha stregato? E l'autore preferito? Domande che tutti noi almeno una volta ci siamo fatti o abbiamo fatto. Perché la vita è fatta (per fortuna) anche di libri. Per qualcuno di più. La Giornata mondiale che si celebra oggi - una data scelta, va ricordato, perché il 23 aprile 1616 sono morti tre "mostri" della letteratura Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega - mette l'imprimatur ufficiale a qualcosa che per tanti è invece da sempre un mantra: i libri sono cibo per la mente. Di più: per l'anima. 

Chi ama i libri sin dalla giovane età li tratta come inseparabili compagni di vita. Dopo il cane sono gli amici più fedeli dell'uomo che è solito associarli a persone o capitoli della propria vita. Un po' come succede con le canzoni. Lo racconta  benissimo Nick Hornby in "Alta fedeltà". I libri come le canzoni entrano in qualche modo nel vissuto di chi li ha amati. Possono rimanere nella libreria di casa per anni sotto uno strato considerevole di polvere ma basta riprenderli in mano, dare un occhio alla copertina e rituffarsi come per magìa all'epoca della prima lettura. Che nel mio caso significa anche rileggere data, giudizio e un minimo cenno autobiografico (di solito nella terza di copertina) inseriti ogni volta che ne termino uno. E' un vezzo utile per esaltare il gusto emozionale del flash-back.

Lettori si nasce o si diventa? Propendo per la seconda. Al liceo ho odiato i Promessi Sposi, la Divina Commedia e quasi tutti le letture propinate dal programma forse proprio perché erano  "imposte" e un adolescente, si sa, è per definizione un bastian contrario. Ci sono state anche rare eccezioni come "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo e "Ossi di seppia" di Eugenio Montale. Il mio innamoramento per la letteratura è coinciso con l'incontro con "Il Signore degli Anelli" di Tolkien, non a caso consigliato da un libraio amico di famiglia. Era l'autunno del 1988: Frodo, Gandalf e la Compagnia dell'Anello sono stati il mio passpartout a un mondo altro. Da lì in poi sono diventato un drogato di libri, non ne ho mai potuto fare a meno. Sono stati il mio rifugio nei momenti di blu, hanno accompagnato la nascita di storie d'amore, sono stati il trampolino per viaggi in Paesi lontani, hanno lenito le sofferenze di lutti che come le gioie fanno parte del cammino di ognuno di noi.

Ci sono periodi in cui leggo meno, altri di folle bulimia. Come tutti credo coincidano con le fasi della vita reale: la nascita dei figli e le notti insonni ad esempio hanno avuto un effetto devastante. Anche se uno spazio per un buon libro cerco sempre di ritagliarmelo. Che lettori siete voi? Siete del partito dei classicisti che guai a non aver letto "Cent'anni di solitudine" di Marquez e "L'idiota" di Dostoevskij oppure vi piace scoprire nuovi autori? Siete della categoria dei compulsivi che vogliono a tutti i costi completare l'intera bibliografia di George Simenon, tra gli scrittori più prolifici della storia oppure vi piace spaziare tra i nuovi autori? Non vi perdete mai l'ultima biografia a catalogo oppure Moby Dick o le Tigri di Mompracen vi hanno così tanto stregato da piccoli che i romanzi d'avventura restano il vostro campo preferito?

Personalmente credo che nessun lettore possa essere catalogabile e "I pesci non esistono" di Lulu Miller mi ha offerto un motivo in più per crederlo. E' l'ultimo libro che ho terminato ed è tra le cose più belle lette negli ultimi anni. E' un libro originale che si snoda attorno alla domanda "che senso ha la vita?" che tutti prima o poi si pongono e pongono agli altri, magari a quegli adulti  cresciuti che tutto dovrebbero sapere sul mondo e sulle sue leggi. È uno di quei libri che, in un modo del tutto imprevedibile, fungono da lanterna nell'oscurità del caos. Senza risposte scontate ma nemmeno nichilismo alla Nietzsche. Buona lettura