Roma - L'atteso responso su vaccino AstraZeneca e giovani è arrivato: stop all'utilizzo del vaccino Astrazeneca per chi ha meno di sessant'anni e seconda dose, per chi tra questi ha già fatto la prima, con Pfizer o Moderna.  Ecco dunque le raccomandazioni del Cts che, come sottolineato dal ministro Roberto Speranza durante il punto sulla campagna vaccinale, "saranno tradotte dal governo in modo perentorio e non solo come raccomandazioni". "La valutazione dei nostri scienziati - ha detto il ministro - sarà poi gradualmente aggiornata e verificheremo l'evoluzione della campagna di vaccinazione nel quadro epidemiologico e anche le opportunità di acquisti rispetto all'iniziativa Europea per la prossima annualità. Ma in questo momento noi continuiamo ad utilizzare il vaccino AstraZeneca nelle modalità che sono indicate dalla raccomandazione del Cts". Una decisione che avrà effetti sulla campagna vaccinale in corso, che ha superato i 40 milioni di somministrazioni e raggiunto, con una dose, il 49% degli italiani vaccinabili. Il Commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo ha sottolineato: "Ci sarà un impatto, ma sono convinto che tra luglio e agosto riusciremo a mitigarlo".

La circolare del Ministero: stop agli over 60

 

Vaccinazione: cosa cambia dopo parere Cts su AstraZeneca

Il contesto epidemiologico

Il coordinatore del Cts Franco Locatelli ha spiegato il contesto in cui è maturata la decisione. "Oggi - ha sottolineato - almeno il 45% della popolazione ha ricevuto una dose di vaccino, 1 italiano su 4 ha completato il ciclo vaccinale. Siamo ai 600 posti letto occupati nelle terapie intensive, quando ad aprile avevamo un valore sei volte superiori: 3700 posti letto occupati. L'altro dato rilevante è che in queste strutture è che ogni giorno entrano solo 20-25 persone ed è frutto della campagna a cui faceva riferimento il ministro Speranza sui decessi e la circolazione virale. Il rapporto tra tamponi positivi e quelli effettuati è nell'ordine dell'1%. Se guardiamo alla popolazione pediatrica, il numero di nuovi casi sotto i 18 anni è in continua decrescita, grazie alle vaccinazioni e riduzione della circolazione virale. In questo contesto, il Cts, in rapporto con il comitato scientifico di Aifa e con il ministero della salute e la struttura commissariale, ha ritenuto opportuno rivalutare le indicazioni all'uso del vaccino AstraZeneca: essendo mutato lo scenario epidemiologico e il rapporto benefici derivanti dalle vaccinazioni e dai rischi derivanti dalla somministrazioni, come le trombosi, devono cambiare le indicazioni". Una decisione che tiene conto anche degli studi, ha concluso Locatelli: "Per quanto tutti gli studi condotti sui vaccini in modalità omologa, la reattogenicità e l'immunogenicità indicano che c'è sicurezza ed efficacia anche con la vaccinazione eterologa"

"Efficacia anche con vaccinazione eterologa"

Richiamo con un vaccino diverso: cosa dicono gli studi

"Tutti i dati indicano che fenomeni trombotici dopo la seconda dose sono straordinariamente rari - ha detto Locatelli- ma ispirandosi a un principio di massima cautela, come si è sempre fatto, si è deciso di dare la raccomandazione di impiegare una seconda dose dello stesso vaccino solo per gli over 60 anni mentre per coloro che hanno meno di 60 anni pur in assenza di segnali di allerta preoccupanti, di considerare l'ipotesi di una vaccinazione "eterologa" cioè con una diversa tipologia di vaccino". In questo caso si somministrerà quindi vaccini a mRna, ovvero Pfizer e Moderna. In merito alla vaccinazione eterologa Locatelli ha precisato che "ci sono tutti i presupposti per ipotizzare che utilizzare due tipologie di vaccini non porti alcun detrimento se non addirittura qualche vantaggio" . Il coordinatore del CTS, Franco Locatelli, ha parlato di "studi che in termini di risposta anticorpale sono assolutamente confortanti".

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E Johnson&Johnson?

Stop a vaccino Johnson&Johnson ad adenovirus come AstraZeneca? "E' vero che si basa su vaccino adenovirale umano, e non di scimpanzè come AZ - ha risposto il coordinatore del CTS Franco Locatelli - è vero che anche qui c'è qualche segnalazione di fenomeni trombotici, tuttavia la frequenza è minore e abbiamo ancora un numero di soggetti che hanno ricevuto vaccino che è significativamente minore, rispetto ad Astrazeneca. Compito del CTS - ha detto - è fornire questi elementi alla politica che poi dovrà decidere sottolineando le aree di incertezza rispetto alle quali l'accumularsi di evidenze poi permetterà di discernere".  

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"Avanti su campagna vaccinazione adolescenti"

Per quanto riguarda gli adolescenti Locatelli ha precisato: "Ci sono tutti i presupposti per condurre la campagna vaccinazione anche in fascia adolescenziale". "Anche in pediatria, con l'unico vaccino approvato - ha sottolineato - la vaccinazione ha il chiaro obiettivo di ridurre la circolazione virale, di proteggere sia i soggetti in età pediatrica (pur se in casi eccezionali ma qualcuno ha complicanze gravi o fatali) di proteggere chi vive a contatto con bambini che hanno situazioni di immunodespressione. E non dimentichiamoci quante volte ci siamo detti il danno che deriva dal non poter condurre compiutamente un anno scolastico". 

Le dose AstraZeneca avanzate ai paesi Covax

L'ipotesi avanzata dal commissario Francesco Figliuolo è che le dosi di Astrazeneca che dovessero avanzare, in seguito alle indicazioni del Cts, potrebbero andare ai paesi Covax. Entro fine giugno, ha spiegato, sono attesi 15 milioni di dosi di Astrazeneca: considerando che ci sono potenzialmente 3,5 milioni di over 60 da vaccinare con entrambe le dosi e 3,9 con la seconda, serviranno 10,9 milioni di dosi. "in teoria - ha detto - impiegheremmo quasi tutto il potenziale. E se dovessero rimanere delle dosi saranno credo utilmente impiegate per i paesi Covax, con le prescrizioni sanitarie previste in quei paesi". Covax è il pilastro dei vaccini dell’Access to COVID-19 Tools (ACT) Accelerator (Acceleratore per l’Accesso agli Strumenti COVID-19), una collaborazione globale innovativa, che comprende anche i Paesi più poveri del mondo, volta ad accelerare la produzione e l’accesso equo a test diagnostici, terapie e vaccini contro il COVID-19. La Covax Facility, sostenuta dall’ONU, si prefigge di rendere disponibili due miliardi di dosi di vaccini anti-COVID-19 ai Paesi che vi partecipano entro la fine del 2021, comprese almeno 1,3 miliardi di dosi per le economie a basso reddito.