Effettuare la seconda vaccinazione con un vaccino diverso da quello inoculato nella prima? C'è uno studio spagnolo pubblicato nelle scorse settimane sulla rivista "Nature" che testimonierebbe l'efficacia di questo sistema. Altre sperimentazioni sono avviate e molti immunologi si sono già espressi a favore. E nel mondo ci sono già paesi come il Canada che hanno autorizzato questa pratica.

Risposta potente

"La vaccinazione delle persone con entrambi i vaccini Oxford-AstraZeneca e Pfizer-BioNTech COVID-19 produce una potente risposta immunitaria contro il virus SARS-CoV-2", hanno sospetnuto gli scenziati spagnoli che conducono lo studio Combivacs.

“Sembra che il vaccino Pfizer abbia potenziato notevolmente le risposte anticorpali nei vaccinati AstraZeneca monodose. Questa è una notizia meravigliosa", afferma Zhou Xing, immunologo alla McMaster University di Hamilton, in Canada paese che ha infatti già deciso di sposare questa strategia. Xing ha affermato addirittura che l"a risposta anticorpale al boost (incremento) di Pfizer sembra essere persino più forte di quella generata dalla maggior parte delle persone dopo aver ricevuto due dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca, secondo i dati di precedenti studi..

Lo studio spagnolo Combivacs

"A partire da aprile, lo studio spagnolo CombivacS ha arruolato 663 persone che avevano già ricevuto una prima dose del vaccino Oxford-AstraZeneca, che utilizza un innocuo 'adenovirus' di scimpanzé per fornire istruzioni alle cellule per produrre una proteina SARS-CoV-2. Due terzi dei partecipanti sono stati scelti in modo casuale per ricevere il vaccino a base di mRNA prodotto da Pfizer, con sede a New York, e BioNTech, a Magonza, in Germania, almeno otto settimane dopo la prima dose. Un gruppo di controllo di 232 persone non ha ancora ricevuto un richiamo. Lo studio è stato condotto dall'Istituto di Sanità Carlos III di Madrid", si legge su "Nature".

Combivacs ha arruolato 663 partecipanti tra 18 e 59 anni che hanno già ricevuto una dose di AstraZeneca: quelli che hanno ricevuto una seconda dose col vaccino Pfizer, 450 soggetti, hanno mostrato un aumento di 150 volte dei titoli anticorpali, che è rimasto evidente 7 giorni dopo la somministrazione. Gli stessi autori precisano però che sono necessari più dati da studi più ampi per confermare le risposte immunitarie.

Gli effetti collaterali

Un altro studio i cui dati preliminari sono stati appena pubblicati su Lancet - la ricerca inglese denominata Com-COV su 830 soggetti over-50 - ha invece evidenziato che il mix con una prima dose di AstraZeneca e la seconda con Pfizer determina un aumento delle reazioni avverse lievi come febbre, affaficamento, mal di testa e dolori, con «alcuni svantaggi nel breve termine» mitigabili con l'uso di paracetamolo. Tali effetti collaterali sono stati segnalati nel 34% del campione, contro l'1,7% rilevato nello studio spagnolo.

Le previsioni

Daniel Altmann, immunologo presso l'Imperial College di Londra ha spiegato che: "Una forte risposta immunitaria alla strategia del mix-and-match è "del tutto prevedibile dall'immunologia di base".

E la terza dose?

L'immunologia si interroga anche sul futuro. Nel caso di terza dose. In questa situazione gli adenovirus perderebbero progressivamente la loro efficacia. "Dosi ripetute di vaccini a base di virus come quello di Oxford-AstraZeneca tendono ad essere sempre meno efficaci, perché il sistema immunitario monta una risposta contro l'adenovirus. I vaccini a RNA, al contrario, tendono a innescare effetti collaterali più forti con dosi aggiuntive. "Penso che ci sia un nuovo mondo coraggioso della vaccinologia da considerare in tutto questo", ha dichiarato Altmann alla rivista "Nature".

Gli studi nel mondo

All'Istituto nazionale della salute Usa (Nih) è appena partita una nuova ricerca in questo senso: su 150 volontari pienamente immunizzati, che avevano ricevuto uno dei tre vaccini approvati negli Usa - J&J, Moderna o Pfizer - verrà sperimentato un richiamo di marca diversa. Una nota dell'Nih fa sapere che primo obiettivo dell'indagine sarà verificare la sicurezza e la potenza immunitaria del nuovo regime. I partecipanti verranno seguiti per un anno intero ma i primi risultati si dovrebbero avere entro fine estate. Nella Corea del Sud è già stato avviato un trial sull'uso alternato di uno dei seguenti vaccini: AstraZeneca, Moderna o Pfizer. Anche la Cina sta progredendo con studi di un'alternanza di vaccini anti-covid messi a punto nel paese. E proprio in questi giorni, in Gran Bretagna inizieranno test analoghi in cui si sperimenterà l'uso di un diverso vaccino rispetto alle prime due dosi già somministrate, specificamente per un richiamo successivo.

La sperimentazione allo Spallanzani

Anche in Italia, all'Istituto Spallanzani di Roma, è partita lo scorso aprile una sperimentazione sulla seconda dose, dopo la prima con AstraZeneca, utilizzando altri vaccini tra cui lo Sputnik.

La decisione del Canada

Da inizio giugno in Canada è possibile ricevere una seconda dose di un vaccino contro il Covid-19 diverso da quello che era stato somministrato come prima dose. E' la decisione dell'Agenzia della Sanita' Pubblica di Ottawa in seguito alle nuove linee guida emesse lunedi' scorso dalla Commissione Nazionale di Consulenti sull'Immunizzazione. Nel dettaglio, chi ha ricevuto una prima dose del vaccino di AstraZeneca potrà ricevere una seconda dose di uno dei due vaccini a Rna messaggero, Pfizer/BioNTech o Moderna. Chi ha ricevuto una prima dose di Pfizer/BioNTech potrà ricevere una seconda dose di Moderna e viceversa. Theresa Tam, numero uno della sanità pubblica canadese ha spiegato che rimane "ottimale" ricevere due dosi dello stesso vaccino. Cio' pero' non e' sempre possibile a causa dei problemi di approvvigionamento che il Canada sta riscontrando, in particolare per quanto riguarda Moderna e AstraZeneca.