Umberto Bossi - LaPresse
Umberto Bossi - LaPresse

Varese, 15 febbraio 2019 - Ha riaperto silenziosamente gli occhi, combattivo come la politica italiana lo ha sempre conosciuto e apprezzato, amici e avversari senza distinzioni, dal letto d’ospedale dove è arrivato in elicottero dopo un malore. Umberto Bossi, fondatore e presidente a vita della Lega (una volta Lega Nord), ha tenuto fede al suo motto «mai mollare», ed è ora ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Circolo di Varese, dove questa mattina i medici sapranno dare una spiegazione a quanto gli è accaduto. Irriverente, polemico, ma capace di muovere migliaia di persone trasformando slogan controversi in uno dei partiti più votati, Umberto Bossi si è sentito male nel pomeriggio di ieri, intorno alle 16.30, nella sua casa di Gemonio, nel varesotto. Si è accasciato a terra svenuto, ha battuto la testa e non ha ripreso conoscenza fin quando non è stato stabilizzato in ospedale.

Non era solo e chi era con lui ha chiamato il 112, chiedendo immediato soccorso. In pochi minuti un’ambulanza è arrivata a casa sua e il personale del 118 ha deciso di far intervenire l’elisoccorso. In volo il Senatùr è arrivato al pronto soccorso ed è stato trasportato in reparto, dove è stato sedato. Inizialmente si  era parlato di un possibile ictus, ma a farlo crollare potrebbe essere stata invece una crisi epilettica. Già nella tarda serata le sue condizioni sarebbero lievemente migliorate, tanto da spingere i medici a ridurre la sedazione per poter lavorare meglio al suo quadro clinico. Solo gli accertamenti a cui è stato sottoposto nella serata di ieri potranno dire di più. Immediate le reazioni politiche, con decine di auguri postati in rete.

«Forza Umberto» ha scritto il capogruppo in Senato per la Lega Massimiliano Romeo, mentre al nostro giornale  Matteo Bianchi, deputato e segretario provinciale del carroccio a Varese, ha dichiarato «il ‘mai mular’ che lui ci faceva rimbombare nella testa facendo politica, è quanto mai attuale in questa situazione, forza Umberto».Bossi, la canottiera bianca e il sigaro in bocca, un linguaggio provocatorio al limite della sfrontatezza che per la politica italiana, fino alla nascita della Lega, era quanto di più sconosciuto, a fine anni Ottanta ha fondato un partito capace di portare alle urne a braccetto il contadino e l’imprenditore del Nord, facendoli sentire insieme «il motore del Pese». La sua figura è divenuta altrettanto celebre, nel 1994, quando solo sei mesi dopo l’elezione del primo governo Berlusconi, per non essersi sentito sufficientemente ascoltato in tema di federalismo, Bossi lo fece crollare come un castello di carta. Nel 1991 un’ischemia miocardica aveva già turbato la sua salute, ma senza riuscire a intaccare il suo desiderio di continuare la sua battaglia fatta di ampolle, argini e prati ‘verdi’.

Nel 2004,  però, un ictus ha rappresentato una brusca tirata di freno a mano alla sua carriera politica, modificando per sempre la sua vita. <WC>N<WC1>emmeno quell’episodio ha però avuto il potere di abbattere il suo spirito. Da allora il padre fondatore delle Lega ha assistito, sul limitare delle quinte e mai dietro, sempre presente e pronto a dire la sua, ai profondi mutamenti interni al suo partito fin quando esso, consegnato nelle mani dell’attuale vicepremier Matteo Salvini e con una veste diversa, è tornato al governo dopo oltre dieci anni.