Veronica Diquattro, executive vice president Southern Europe Dazn
Veronica Diquattro, executive vice president Southern Europe Dazn

Milano, 21 febbraio 2020 - Tutto cominciò negli anni Ottanta con la duplicazione e l’incisione dei dischi in vinile, acquistabili al mercato nero per poche migliaia di lire. Poi ci si allargò con la diffusione di copie “rubate“ di film, sempre in violazione del diritto d’autore. Con la nascita e il diffondersi delle pay-tv e degli eventi sportivi a pagamento, la “pirateria audiovisiva“ è diventato un atto criminale sempre più diffuso, una piaga in aumento nell’ultimo lustro, in particolare in Italia.

Considerando che la principale forma di pirateria è quella digitale, che ha luogo in varie modalità sul web, e calcolando solo gli users abituali di internet, l’incidenza della pirateria tra gli adulti nel nostro Paese supera di parecchio il 60%. Solo nel 2018 gli eventi sportivi live “piratati“ nel Belpaese sono stati 5 milioni (riguardanti soprattutto il dorato mondo del pallone), nonostante in passato si sia mossa anche la Lega di Serie A nel tentativo di contrastare il fenomeno. Non sono bastate iniziative di sensibilizzazione dirette ai tifosi e cittadini, passando attraverso una richiesta alle autorità di prevedere pene più severe a chi arreca un danno alla nostra industria e all’intera economia italiana. E così adesso scende direttamente in campo Dazn: la piattaforma di streaming, oltre alla collaborazione con la polizia postale, ha infatti deciso di lanciare una campagna di educazione e informazione sul contrasto alla pirateria, in collaborazione con l’Unione nazionale consumatori, "perché sono stati loro a farci capire che il “fenomeno“ non era ben percepito", spiega Veronica Diquattro, executive vice president Southern Europe Dazn. È stata così realizzata una guida anti pirateria ("Pay tv illegale") distribuita in 250 scuole sparse in tutta Italia. "In Italia si stimano oltre 22 milioni di atti di pirateria sportiva – continua la Diquattro –. Il calcio è lo sport più penalizzato dalla pirateria di eventi live, con due pirati su tre, seguito da Formula 1 e MotoGp". La “truffa“ ha maggior incidenza nel fine settimana, in particolar modo dall’ora di pranzo del sabato. Il target? Sorprenderà, ma è 14-18 anni. "Perciò vogliamo spiegare, soprattutto ai più giovani, che la pirateria è un atto criminale, punibile con multe e reclusione. Quindi chi si connette e accede in maniera illegale a canali oprogrammi della pay-tv commette un reato".

Nel 2018 in Italia oltre 600 milioni di euro di fatturato sono stati persi dall’industria audiovisiva a causa della pirateria e gli utenti sono spesso inconsapevoli del fatto che i loro soldi vanno ad alimentare alcune tra le più pericolose organizzazioni criminali d’Europa. "Da quando siamo sul mercato italiano in qualità di broadcaster di eventi sportivi live - ricorda la Diquattro - abbiamo subito visto quale impatto la pirateria avesse sul nostro modello di business e il rischio che essa rappresenta per l’industria sportiva. Perciò negli ultimi mesi abbiamo lavorato sull’informazione, perché fruire di contenuti piratati va contro la legge". I numeri dicono che nel biennio 2017-2018 l’incidenza della pirateria si attesta al 38% della popolazione e la Lombardia si ferma leggermente sotto la media, con il 35%. Milano è la città che ha più ore “strimmate“, ma curioso è anche il dato relativo a Brescia lo scorso anno: le Rondinelle viaggiavano verso la serie A e con loro una delle tifoserie più “affezionate“ visto che la priovincia di Brescia aveva tante ore “scaricate“. «Ma non possiamo combattere la pirateria e vincere la battaglia da soli – chiosa la Diquattro di Dazn –. Solo grazie al lavoro e l’impegno congiunto di aziende del settore, Leghe, Federazioni e di tutti gli utenti riusciremo ad imporci. Siamo consapevoli del fatto che la “Guida“ non risolva il problema della pirateria audiovisiva ma ci impegnamo nel diffondere la consapevolezza e la conoscenza di questo fenomeno che, soprattutto per quanto riguarda gli eventi sportivi, è in pericolosa crescita".

(1-Continua)