NICOLA PALMA
Cronaca

Stupro di gruppo nell’ex centro sportivo di Milano: «Mi tenevano ferma, ho fatto di tutto per liberarmi»

L’incontro a Riccione, il viaggio insieme verso Milano, le notti nel dormitorio di fortuna nell’impianto abbandonato in via Cilea, quartiere San Leonardo: l’incubo di una 15enne, colpita a bastonate prima degli abusi sessuali

Gli interni dell'ex centro sportivo dove si è consumata la violenza

Gli interni dell'ex centro sportivo dove si è consumata la violenza

Milano, 1 settembre 2023 – “Mi tenevano ferma, perché io stavo facendo di tutto per liberarmi, facevo tanta resistenza". Settembre 2022, siamo in un ex centro sportivo abbandonato in zona San Leonardo, estrema periferia nord-ovest di Milano. Angela (nome di fantasia), 15 anni, una vita segnata da gravi fragilità e periodi trascorsi in comunità, finisce in balìa del branco: in sette la picchiano con un bastone e a mani nude, la spogliano e la violentano.

Qualche settimana dopo, l’adolescente trova la forza di raccontare quello che le è accaduto a un’assistente sociale, che a sua volta stila una relazione e la invia in Procura. Parte in quel momento, a dicembre, l’inchiesta degli investigatori della Squadra mobile, guidati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Stefano Veronese: nel corso di tre audizioni protette, Angela riconosce i volti di cinque presunti aggressori e il luogo dell’agguato, indicando la "porta nera" degli spogliatoi della struttura dismessa, il tavolino sopra il quale è stata costretta a sdraiarsi e la scritta "We love football" su una parete.

La svolta è arrivata lunedì, quando i poliziotti di una Volante della Questura di Rimini, in pattuglia sul lungomare, hanno controllato due giovani nordafricani: uno è il ventunenne Ashraf Mohamed, inseguito dall’ordinanza emessa dal gip Patrizia Nobile sulla base dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Elisa Calanducci; dopo i controlli in banca dati, il giovane egiziano viene arrestato e portato in carcere. Per quanto riguarda i complici, il connazionale di un anno più grande M.A., a sua volta destinatario della misura cautelare, è stato nel frattempo espulso e accompagnato alla frontiera su ordine del questore: nel caso dovesse rientrare in Italia verrebbe subito arrestato; e lo stesso destino toccherebbe a K.A., a sua volta espulso nel corso delle indagini.

I due minorenni, invece, sono stati denunciati a piede libero, mentre altri due non sono stati ancora identificati. Ai poliziotti della Mobile, Angela ha riferito di aver conosciuto il gruppo di egiziani a Riccione e di averli seguiti a Milano, usando come dormitorio gli spogliatoi dell’ex centro sportivo.

Il giorno della violenza, la quindicenne ha reincontrato i giovani nordafricani in corso Como e li ha seguiti in zona San Leonardo. Al mattino, si è risvegliata e li ha sentiti confabulare in arabo, come se volessero impedirle di capire cosa si stessero dicendo. Poi è scattato l’assalto: alle prime avance esplicite, lei ha reagito con un netto rifiuto, ma i sette non si sono fermati. "Non sono emersi motivi di rancore o dissidi pregressi che potrebbero aver alimentato accuse calunniose e anzi si percepisce il disagio della ragazza nel dover raccontare a terzi la sua triste esperienza", si legge nel provvedimento del giudice.

Le sue dichiarazioni "appaiono genuine, non contraddittorie e molto dettagliate". Dichiarazioni che inchiodano gli indagati: "Le condizioni di vita dei medesimi, in assoluta promiscuità in edifici abbandonati, unitamente alle personalità emerse – aggiunge il gip parlando di Ashraf Mohamed e M.A. –, inducono a ritenere che non abbiano freni inibitori e che le condotte in esame, lungi dall’essere episodiche, rispondano a istinti irrefrenabili che i medesimi assecondano, in assoluto spregio della mancanza di consenso della persona offesa (peraltro minore), anche come per assecondare logiche di sopraffazione proprie del branco"