ARNALDO LIGUORI
Cronaca

Allarme smog rientrato in Lombardia, ma rispetto all’anno scorso l’aumento di PM 10 è stato vertiginoso: i dati

Nella regione, il numero di giorni in cui è stata superata la soglia di rischio è triplicato rispetto al 2023. Ecco tutti i numeri provincia per provincia: disastro a Milano, Bergamo e Brescia

Dopo una settimana critica per la qualità dell’aria in Lombardia, domenica 11 febbraio è ufficialmente rientrato l’allarme smog nella regione. Per il secondo giorno consecutivo, la concentrazione media di PM 10 – polveri sottili pericolose per la salute – è rientrato nei limiti di legge anche nelle province di Mantova e Cremona. Da martedì 13 febbraio verranno disattivate le limitazioni temporanee alla circolazione dei veicoli e alla produzione. 

A contribuire al miglioramento del clima lombardo sono state soprattutto le condizioni meteorologiche e la pioggia degli ultimi giorni. La fine dell’allerta, tuttavia, non toglie il fatto che quest’anno la qualità dell’aria è peggiorata enormemente rispetto all’anno scorso. Nel periodo che va dal 1 gennaio al 7 febbraio, il numero di giorni in cui è stata superata la soglia di rischio di PM 10 è triplicato rispetto al 2023

Dall’inizio dell’anno, nella sola città di Milano, per 18 giorni nell’aria si sono registrati livelli di polveri sottili dannosi per la salute. Per farsi un’idea, l’Organizzazione mondiale della sanità concede un limite annuale di 35 giorni: in pratica abbiamo consumato in poco più di un mese l’inquinamento normalmente “concesso” in sei mesi.

L’inquinamento atmosferico che si produce attraverso la combustione fossile (petrolio, gas) o di biomassa (legno, sterco, carbone) è correlato a livelli più alti di patologie respiratorie, cardiocircolatorie e tumorali. In Italia, ci sono più di 50mila decessi prematuri all’anno legati all’esposizione di polveri sottili (PM 2,5 e PM 10). 

Cos’è il PM10

Cioè che viene denominato PM è l’abbreviazione della locuzione “particulate matter”, usata per identificare le dimensioni delle particelle che costituiscono l’aria: più sono piccole, più entrano a fondo nel corpo umano causando, potenzialmente, danni. Il PM 10 si chiama così perché è formato da particelle con un diametro inferiore al centesimo di millimetro (10 micrometri) e può raggiungere le parti interne del naso e della laringe, mentre particelle poco più piccole – come il PM 2,5 – possono depositarsi nei bronchi e nei polmoni.

I rischi del PM10 

L’Istituto superiore della sanità spiega che l’esposizione prolungata a questo tipo di particelle può causare “disturbi (sintomi) e cambiamenti della funzione respiratoria (bronchiti, asma che possono anche richiedere il ricovero ospedaliero)”. Nei casi più gravi anche infiammazioni acute delle vie respiratorie, crisi di asma, e alterazioni del funzionamento del sistema cardiocircolatorio.

Inoltre, “l’esposizione al pulviscolo più piccolo (PM 2,5) è stata associata ad un aumento della mortalità per malattie respiratorie e ad un maggior rischio di tumore delle vie respiratorie. I tumori sono stati collegati anche alla presenza di sostanze cancerogene attaccate alla superficie delle particelle che, attraverso il PM 2,5 possono arrivare fino alla parte più profonda dei polmoni, dove sono assorbite dall'organismo”.