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28 gen 2022

Covid Italia, indice Rt a 0,97 sotto soglia epidemica. Iss: Omicron oltre il 95%

Scendono a 4 le regioni a rischio. In calo anche l'indice di trasmissibilità secondo il monitoraggio settimanale della cabina di regia

 

Che la curva epidemica fosse in discesa lo evidenziavano già i dati del bollettino Covid degli ultimi giorni (ieri 155.697 casi e 389 decessi) ma ora arriva la conferma anche dal monitoraggio Iss-ministero della Salute sull'andamento dell'epidemia di Covid-19. Dal report settimanale emerge infatti che scendono i valori dell'incidenza dei casi Covid per 100mila abitanti e dell'indice di trasmissibilità Rt. In particolare l'incidenza è pari a 1823 (rispetto al valore di 2011 della scorsa settimana), mentre l'Rt si abbassa a 0,97, contro 1,31 della scorsa settimana. I valori più alti dell'incidenza di casi di Covid-19 su 100mila abitanti si registrano questa settimana nella Provincia autonoma di Bolzano (dove si raggiunge il valore di 3258,5 casi per 100mila) seguita dall'Emilia Romagna (2732,8) e Marche (2644,9). 

Iss: 4 regioni a rischio alto, 9 moderato e 8 basso

Sono quattro le regioni-province autonome classificate a rischio alto dalla cabina di regia, di cui 3 a causa dell'impossibilità di valutazione per incompletezza dei dati inviati. Nove regioni-province autonome risultano classificate a rischio moderato e tra queste, tre sono ad alta probabilità di progressione a rischio alto e otto sono classificate a rischio basso. Infine,15 regioni-province riportano almeno una singola allerta di resilienza e 4 riportano molteplici allerte di resilienza. 

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Omicron dominante in Italia: è al 95,8%

La variante Omicron è risultata predominante in Italia alla data del 17 gennaio scorso, con una prevalenza stimata al 95,8%, con una variabilità regionale tra l'83,3% e il 100%, mentre la Delta era al 4,2% del campione esaminato (range: 0% -16,7%). E' quanto emerge dall'indagine rapida condotta dall'Istituto superiore di sanità e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Per l'indagine è stato chiesto ai laboratori delle regioni e province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Il campione richiesto è stato scelto in maniera casuale fra i positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e, se possibile, per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all'indagine tutte le regioni e province autonome e complessivamente 124 laboratori regionali e il laboratorio di Sanità Militare e sono stati sequenziati 2.486 campioni

Terapie intensive e ricoveri ordinari: ecco le regioni che rischiano

Dal report emerge che il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 16,7%, in base alla rilevazione giornaliera del ministero della Salute aggiornata al 27 gennaio, rispetto al 17,3% del 20 gennaio. Il tasso di occupazione nelle aree mediche a livello nazionale è al 30,4%, dati al 27 gennaio, rispetto al 31,6% del 20 gennaio". Dalla scheda sugli indicatori decisionali che accompagna il monitoraggio emerge anche che il maggiore tasso di occupazione nelle terapie intensive si registra questa settimana nella Provincia autonoma di Trento (al 27,8%), nelle Marche (al 27,3%) e in Friuli Venezia Giulia (al 23,4%). Mentre i maggiori tassi di occupazione nei reparti ospedalieri ordinari si registrano in Valle d'Aosta (al 50,3%), in Liguria (al 39,3%), in Sicilia (al 38,1%) ed in Calabria (al 38%). 

Stabili i nuovi casi non associati a catene trasmissione

La cabina di regia dell'Istituto superiore della sanità evidenzia inoltre che rimane stabile il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (652.401 contro i 658.168 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è in leggero aumento (18% contro il 15% la scorsa settimana). È in diminuzione la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (38% vs 41%) mentre aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (45% vs 44%). Nel report si sottolinea però che diverse regioni e province autonome hanno "segnalato ritardi nell'inserimento dei dati del flusso individuale e non si può escludere che tali valori possano essere sottostimati".

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