Pedopornografia su Internet, allarme intelligenza artificiale: molto peggio dei fotomontaggi

L’allarme di Terre des Hommes: i giovani la sanno già utilizzare meglio degli adulti. Falsi filmini con una foto qualunque dal web. Denunce raddoppiate, ma la legge non tutela

E' allarme per certi filmini generati dall'IA che girano in Rete

E' allarme per certi filmini generati dall'IA che girano in Rete

Milano – Intelligenza artificiale nuova frontiera dei reati commessi sul web, ma il sistema non è pronto per intercettarli e punirli, con conseguenze potenzialmente devastanti quando le vittime sono minori.

L’allarme arriva da Terre des Hommes, che ha presentato quattro proposte di riforma normativa per tutelare le vittime, quali rendere punibile la diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite generate appunto con l’IA. "L’intelligenza artificiale sta già cambiando tutto – sottolinea Marisa Marraffino, avvocato che collabora con Terre des Hommes per la tutela dei minori – I giovani la sanno già utilizzare molto meglio di noi ma il rischio rispetto ai vecchi fotomontaggi è ancora più elevato. Adesso si possono fare veri e propri filmini, basta prendere una foto qualunque dal web e il gioco è fatto. Spiace che non sia stato previsto che la legge sul revenge porn riguardi anche i minorenni né si sia tenuto conto dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che esisteva già nel 2019. Purtroppo quando le norme arrivano tardi, non c’è tutela".

Nelle chat questi filmati girano già, ma le denunce sono pochissime. Il trend di quelle registrate dal ministero dell’Interno negli ultimi sei anni, dal 2016 al 2022, mostra in Lombardia un aumento importante. Per la pornografia minorile si è passati dalle 56 denunce del 2016 alle 89 del 2022; per la detenzione di materiale pedopornografico, da 35 a 62. Tra le province, in valori assoluti è sempre Milano a riportare i numeri più elevati. Ma nel 2022 si sono distinte anche Cremona (12 denunce su 89 in tutta la Lombardia per pornografia minorile) e Varese (11). D’altra parte, però, i numeri sono ancora molto bassi rispetto a un fenomeno che sembra decisamente più diffuso. "Sono numeri bassi – sottolinea Marraffino – e non mi sorprende, perché c’è ancora molto sommerso. La maggior parte di queste denunce arrivano alla Polizia postale per via incidentale, in modo indiretto nel corso di altre indagini. In alcuni casi nascono addirittura su impulso di segnalazioni che arrivano dagli Stati Uniti". Qui infatti le piattaforme hanno l’obbligo di denunciare l’eventuale download di contenuti illegali a un apposito centro che si occupa di bambini scomparsi e sfruttati.

“Tutte le volte che c’è il download di contenuti pedopornografici, il centro fornisce Ip e account alla polizia degli Usa che poi li smista alle autorità locali competenti. Mi è capitato personalmente. In altri casi il materiale può essere trovato quando computer, cellulari, tablet vengono portati a riparare: i tecnici hanno l’obbligo di denuncia". Al contrario, c’è grande reticenza tra i genitori che magari si imbattono in chat con questi video o immagini sui telefoni dei figli ma non si rivolgono alle autorità competenti per paura di mettere nei guai i loro ragazzi. "Si deve capire che dietro questi video c’è sfruttamento di altri minori".