Il caso morti nelle rsa
Il caso morti nelle rsa

Milano, 5 giugno 2020 - In tutta la Regione si indaga e si protesta. Ma a parte il clamore di Bergamo, dove è stato ascoltato fra gli altri come testimone il presidente della Regione, Attilio Fontana, le inchieste sulle case di riposo e sui decessi avvenuti dentro le strutture invase dal coronavirus non hanno ancora prodotto risultati concreti. Migliaia di documenti, circolari, mail, cartelle cliniche. Tutto materiale acquisito negli uffici amministrativi di oltre una ventina di residenza sanitarie per anziani finite sotto la lente della Procura nella sola città, per la strage silenziosa degli ospiti uccisi dal virus. Non è ancora finito il lavoro degli investigatori sull’enorme mole di documentazione acquisita o sequestrata nelle sedi delle case di riposo sparse in tutti i quartieri della metropoli, a partire da quel Pio Albergo Trivulzio, la più grande e la più celebre di tutte e poi l’altra altrettanto nota, la Fondazione don Gnocchi. I vertici delle due residenze sanitarie sono formalmente indagati per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo, così come già lo saranno, probabilmente, altri responsabili di case di riposo da Affori a Baggio, fino a quella Sacra Famiglia di Cesano Boscone dove Silvio Berlusconi, dopo una condanna in sede penale, quando era affidato al servizio sociale andò i pomeriggi a tener compagnia ai vecchietti. Quando l’analisi delle carte sarà completo, anche con l’aiuto di tre consulenti nominati dalla Procura - un medico legale, uno del lavoro e un epidemiologo - i diversi pm che lavorano ai fascicoli cominceranno a tirare le somme. Il caos legato alle stragi di anziani ospiti nelle Rsa lombarde ha toccato anche diverse strutture del Lodigiano dove la procura della Repubblica di Lodi sta indagando sull’alto numero dei decessi.

La procura durante le perquisizioni effettuate il 24 aprile scorso dai Nas di Cremona ha acquisito dati statistici delle morti registrate, oltre a quelli dei ricoveri delle presenze all’interno delle Rsa lodigiane (dove oltre 250 ospiti sono deceduti per Covid da fine febbraio a inizio aprile) di Santa Chiara di Lodi, Cabrini di Sant’Angelo Lodigiano, Opere Pie di Codogno, e quelle di Melegnano e Mediglia in provincia di Milano (le segnalazioni sono arrivate direttamente dai parenti delle vittime). Per tutti le ipotesi di reato sono omicidio colposo e di epidemia colposa.

A Brescia, le prime 50 denunce pervenute al Comitato ‘Noi denunceremo-Verità e giustizia per le vittime del Covid 19’ sono pronte: il 10 giugno (‘Denuncia day’), il presidente Luca Fusco e alcuni familiari delle vittime le depositeranno in Procura. Obiettivo: aiutare la magistratura ad accertare le responsabilità della malagestione della pandemia. Nato nella Bergamasca sulla scorta di un gruppo Facebook che ha già catalizzato oltre 55mila adesioni, il Comitato vuole dare voce ai territori più martoriati dal virus. Sono già oltre 200 gli esposti di famiglie bresciane e orobiche al vaglio di un pool di avvocati. Filo rosso: l’abbandono dei pazienti a casa, le mancate istituzioni delle ‘zone rosse’ e l’ assenza di presidi di sicurezza in ospedali e Rsa. Temi su cui sono al lavoro le Procure. A Brescia sono aperti un’ottantina di fascicoli, mentre a Bergamo sono già stati ascoltati il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, l’assessore regionale Gallera e il governatore Fontana.

Sono 24 invece i fascicoli finora aperti dalla Procura di Pavia per altrettante Rsa sul territorio provinciale. Non ci sono ancora ipotesi di reato specifiche, ma indagini in corso per accertare singoli casi emersi da esposti o ispezioni delle forze dell’ordine. Stime, non ufficiali, contano circa 600 decessi nelle Rsa pavesi nei 3 mesi dell’emergenza Covid-19. Le indagini si incentrano su eventuali ritardi nella chiusura di strutture, sulle scarse informazioni fornite ai familiari dei ricoverati deceduti, ma anche sulle cure fornite nelle Rsa ed eventuali difficoltà per il ricovero negli ospedali. Fatti che potrebbero portare a contestazioni non solo a chi gestisce le Rsa. A Monza la procuratrice facente funzioni Manuela Massenz ha aperto un fascicolo penale esplorativo (al momento senza ipotesi di reato e nomi iscritti nel registro degli indagati) dopo avere saputo che alla Rsa Villa Paradiso di Brugherio, falciata dal Covid-19, un dottore ha chiamato il numero di emergenza dell’Areu per essere rimasto solo, affiancato da qualche operatore, a gestire una cinquantina di anziani. La Procura sta poi iniziando a raccogliere gli esposti presentati da parenti di anziani degenti di Rsa, tra cui quelli della Residenza Amica di Giussano, dove è stato segnato il record di decessi e contagi.