Monza, frode sul reddito di cittadinanza. “Ma mia madre è incapace di intendere e di volere”

Una 60enne è accusata indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il figlio, suo amministratore di sostegno, si sta battendo perché vengano riconosciuti i suoi problemi psichici

Reddito di cittadinanza (foto di reportorio)

Reddito di cittadinanza (foto di reportorio)

Monza, 6 marzo 2024 - Le hanno sospeso il reddito di cittadinanza e ora è imputata di indebita percezione di erogazioni pubbliche perché nell'autocertificazione per ottenere il sussidio statale non ha scritto di essere proprietaria di metà casa del suo ex marito.

A scoprirlo è stato il figlio della donna, una monzese 60enne sofferente di problemi psichici, che ora si è fatto nominare amministratore di sostegno e si sta battendo perché venga riconosciuto che sua mamma non era in grado di conoscere quella circostanza ostativa ad ottenere il reddito di cittadinanza perché incapace di intendere e di volere. Il figlio 40enne è stato sentito come testimone al processo al Tribunale di Monza nei confronti della madre.

"Aveva avuto dei momenti di confusione, ma non avrei mai immaginato che avesse una patologia psichiatrica - ha raccontato ai giudici - Ho iniziato a capirlo quando un giorno mi ha chiamato dicendomi che era andata a Roma perché le avevano sospeso il reddito di cittadinanza e poi non sono più riuscito a mettermi in contatto con lei. Poi ho scoperto che c'erano tre stranieri che vivevano a casa sua. Allora mi sono reso conto che non potevo più aiutarla da solo e ho chiesto aiuto".

In aula è stata sentita anche la psichiatra che ha in cura la donna dalla fine del 2021 al Centro psico sociale. "Soffre di disturbo schizoaffettivo con alterazioni della realtà e del tono dell'umore e fasi deliranti - ha dichiarato la professionista - E' stata sposata, ha dei figli, ma ora vive da sola. E' seguita dai servizi sociali per problemi abitativi perché ospitava degli sconosciuti e le è stato nominato un amministratore di sostegno. La sua situazione mentale è quella di un quadro clinico cronico stabile". I giudici hanno deciso di sottoporla ad una perizia psichiatrica per verificare se risulta incapace di intendere e di volere. Si torna in aula ad aprile.