Deborah Compagnoni
Deborah Compagnoni

Santa Caterina Valfurva (Sondrio), 4 giugno 2020 - Inchiodando gli italiani all'ora di pranzo al piccolo schermo si è fatta amare e ha fatto entrate nelle case il suo mondo delle nevi, prima di lei conosciuto da pochi. Gli anni '90 per lo sci alpino in Italia sono stati quelli del boom. Erano gli anni di Alberto Tomba e di Deborah Compagnoni, ragazza dalle doti sportive e qualità umane non comuni fortemente legata alla sua terra, la Valtellina. Deborah oggi  taglia un altro traguardo, quello delle 50 candeline. Mezzo secolo di vita speso tra imprese sportive ma anche volontariato senza tralasciare l'impegno di mamma di Agnese, Luce e Tobias e di moglie di Alessandro Benetton.

Una vita di successi

5 - Il primo titolo mondialePer i suoi 50 anni Deborah, l'eterna ragazza di Santa Caterina Valfurva dal sorriso gentile, molto riservata, che si è fatta amare, mantiene la consueta riservatezza. La carriera della Compagnoni è un libro aperto e ricco di ricordi e aneddoti solo per quei tre ori olimpici vinti in tre edizioni diverse. Ancora oggi nessuna sciatrice è riuscita adeguagliare questo primato. Un racconto di momenti, stupendi, bellissimi, di valenza storica ma anche di drammi dagli infortuni alle ginocchia a quel grave blocco intestinale che per più d'un attimo mise a rischio la sua vita. 

La carriera

La sciatrice valtellinese esordì in Coppa del mondo sulle nevi italiane del Sestriere il 28 novembre del 1987: un quinto posto a sorpresa nel supergigante dove c'erano ancora atlete jugoslave e delle due Germanie. Quella ragazzina moretta piena di grinta e classe tra l'8 dicembre del 1991 e il 26 gennaio del 1992 centra il primo podio in Coppa - seconda nel gigante di casa a Santa Caterina dietro l'indomabile elvetica Vreni Schneider - e poi la prima vittoria, a Morzine in superg. La consacrazione tra le grandi dello sci mondiale arriva un mese dopo. Febbraio 1992, Giochi di Albertville. Dalla gioia per il trionfo in superg a quell'urlo di dolore e di disperazione che fece il giro del mondo per quel ginocchio che fece crac (rottura legamenti). L'oro olimpico nel 'suo' gigante arrivò due anni dopo sulle nevi di Lillehammer, l'Olimpiade delle favole. Compagnoni, allieva di Tino Pietrogiovanna nel ristretto staff personale (adesso da tempo aboliti), si trasformò per una mattina in marziana rifilando quasi due secondi all'austriaca Alexandra Meissnitzer. Sulle nevi norvegesi per sei centesimi è andata vicina al bis in slalom vinto dalla tedesca Hilde Gerg. La collezione di Deborah è proseguita tra successi e podi in Coppa del mondo - fu due volte quarta nella classifica generale (1997 e 1998) - e la fiammata sul calar di carriera con gli ori mondiali in gigante sulla Sierra Nevada (1996) e sul colle del Sestriere (1997) quando s'aggiudicò gigante e slalom. Prima dell'addio, c'è stato il tempo di vincere il terzo oro olimpico, quello della maturità a Nagano '98.

La beneficenza

Dai primi anni 2000 si è dedicata alla beneficenza, all'aiuto per il prossimo con l'associazione 'Sciare per la vita Onlus' che si occupa di reperire fondi nella lotta contro la leucemia. L'ultimo gesto generoso di Deborah poche settimana fa quando ha donato all'ospedale Ca' Foncello, 1.000 kit per test sierologici durante l'emergenza sanitaria.