Crisi climatica, eventi estremi raddoppiati in due anni: la Lombardia è la regione più colpita

Nel 2023 sono avvenuti 378 fenomeni estremi, di cui 62 solo in Lombardia. Legambiente: “Oltre che sulle emissioni, è necessario lavorare sulla prevenzione e l’abusivismo edilizio”

Viale Argonne a Milano, dove gli alberi abbattuti dalla tempesta di luglio hanno devastato l’area verde sistemata dopo i lavori M4
Viale Argonne a Milano, dove gli alberi abbattuti dalla tempesta di luglio hanno devastato l’area verde sistemata dopo i lavori M4

Nubifragi, esondazioni, grandinate, mareggiate, siccità. Gli eventi climatici estremi sono sempre avvenuti nella storia umana, ma mai con la frequenza e l’intensità registrata negli ultimi anni. Secondo l’ultimo rapporto Clima Città di Legambiente, soltanto quest’anno l’Italia è stata colpita da 378 fenomeni estremi: un aumento del 102 per cento rispetto a due anni. 

Tra tutte le regioni d’Italia, la Lombardia è quella in cui si sono registrati più catastrofi, per un totale di 62 quest’anno, di cui 28 soltanto nel mese di luglio. Basti ricordare che il 24 e 25 luglio un nubifragio con raffiche di vento fino a 100 chilometri all’ora hanno causato due vittime e danni per oltre 41 milioni di euro. Seguono l’Emilia-Romagna (59 eventi quest’anno), la Toscana (44), il Lazio (30), il Piemonte (27), il Veneto (24) e la Sicilia (21).

Milano, il caso del Seveso

Tra le città più colpite da esondazioni, spicca in assoluto Milano, con 20 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro registrate negli ultimi anni. Al Seveso, in particolare, il rapporto di Legambiente dedica un intero capitolo e lo definisce “un corso d’acqua che non si presta a banalizzazioni. Intanto perché il Seveso è il vero ‘fiume di Milano’, ma non si vede. Perché è sotterraneo in tutto il territorio comunale, per cui la vera opera necessaria per rimetterlo in sicurezza sarebbe riportarlo alla luce”.

“Piuttosto complicato ovviamente – si legge nel rapporto – ma i ragionamenti dovrebbero andare in questa direzione, modificando le scelte insediative e recuperando le dismissioni per ripristinare la valle fluviale. Tutte azioni che “costano”. Costa recuperare e bonificare aree dismesse per trasformarle in aree di espansione fluviale (anche perché sono tutte aree che, a Milano, sono fortemente appetite dalla speculazione immobiliare)".

Il ruolo del riscaldamento globale

L’impennata di questi fenomeni è il diretto risultato della crisi climatica legata al riscaldamento globale, a suo volta causato dall’immissione nell’atmosfera di gas climalteranti prodotti dalle attività umana (prima fra tutti l’anidride carbonica). L’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – che riunisce i maggiori scienziati ed esperti mondiali sotto l’egida delle Nazioni Unite – ha avvertito che nei prossimi anni è previsto un aumento degli eventi meteorologici estremi, soprattutto nell’area del Mediterranea, una delle più fragili del pianeta.

In Italia, le temperature degli ultimi 60 anni hanno mostrato una crescita costante. Con una certezza quasi assoluta, il 2023 verrà dichiarato l’anno più caldo della storia, con un picco di temperatura di 1,05 gradi Celsius superiore alla media storia. Il caldo registrato qui, tra l’altro, è maggiore rispetto a quello registrato a livello globale. In altre parole, se nel mondo la temperatura sta aumentando, in Italia questo processo è ancora più veloce.

Non solo crisi climatica

La crisi climatica, tuttavia, non fa che colpire un territorio in cui in passato c’è stata – spiega Legambiente – “pessima gestione del territorio, un eccessivo consumo di suolo e la mancanza di politiche coraggiose per fronteggiare il dissesto idrogeologico”. Quella climatica è un’emergenza che “in alcune aree del Paese, soprattutto nel meridione, aggrava una situazione di preesistente rischio causato da un abusivismo edilizio in aree già pericolose, raramente oggetto di demolizioni e rimasto colpevolmente impunito”.

Il Governo dimezza i fondi

In un quadro come quello appena descritto, si legge nel rapporto di Clima Città, “stupisce la decisione da parte del Governo Meloni di rimodulare il Pnrr con il dimezzamento delle somme destinate a contrastare il dissesto idrogeologico, passate a livello nazionale da 2,5 miliardi a 1,2 miliardi, in un Paese dove si sono spesi in media oltre 1,25 miliardi/anno per la gestione delle emergenze, mentre dal 1999 al 2022, per la prevenzione del rischio, sono stati ultimati 7.993 lavori per un importo medio di 0,186 miliardi/anno”.

Gli eventi nazionali

Il bilancio di fine anno dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato insieme al Gruppo Unipol, ha verificato 118 casi di allagamenti da piogge intense, 82 casi di danni da trombe d'aria e raffiche di vento, 39 di danni da grandinate, 35 esondazioni fluviali che hanno causato danni, 26 danni da mareggiate, 21 danni da siccità prolungata, 20 casi di temperature estreme in città, 18 casi di frane causate da piogge intense, 16 eventi con danni alle infrastrutture e 3 eventi con impatti sul patrimonio storico.

In aumento soprattutto alluvioni ed esondazioni fluviali (+170% rispetto al 2022), le temperature record registrate nelle aree urbane (+150%), le frane da piogge intense (+64%); e poi le mareggiate (+44%), i danni da grandinate (+35%), e gli allagamenti (+12%).

“Serve un piano”

“Gli eventi meteo estremi – ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – stanno aumentando con sempre maggiore frequenza e intensità e a pagarne lo scotto sono i territori e i cittadini. Il Governo Meloni approvi subito il Piano nazionale di adattamento al clima, stanziando anche le relative risorse economiche, che invece continuiamo a spendere per intervenire dopo i disastri, come dimostrano gli 11 miliardi di euro solo per i danni delle due alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana”.

"Il rischio è che l'Italia, senza il Piano e gli adeguati stanziamenti per la prevenzione, assenti anche nella Legge di bilancio in via di approvazione, continui a rincorrere le emergenze. Il Governo dovrebbe invece impegnarsi molto di più, puntando su prevenzione, politiche di adattamento al clima, campagne di sensibilizzazione sulla convivenza con il rischio, per far diventare il nostro paese dal più esposto al centro del mar Mediterraneo a un esempio per gli altri”.