Covid
Covid

Milano, 21 aprile - Per la terza volta pronti a riaprire e a ripartire oltre la paura del Covid. Su le serrande, avventori al tavolo del bar e del ristorante, anche se solo all’aperto. Per la terza volta la Lombardia, con le scuole riaperte, prova a ricominciare a vivere dopo l’ennesima ondata di contagi. La prima volta, il 4 maggio del 2020, dopo il primo lockdown totale, la regione tornava a respirare, a poter timidamente uscire di casa e riprendere il lavoro. In quel giorno, il sistema di rilevazione del Pirellone riportava ancora 42 vittime del virus, accompagnate da 526 nuovi contagi e 532 persone ricoverate in terapia intensiva. La fotografia di un’epidemia grave, ma in ritirata, rispetto soprattutto a quanto accadeva un mese prima, quando le vittime quotidiane superavano le 500 unità al giorno.

Poi l’estate, a settembre la ripresa delle scuole, a ottobre l’inizio della ripresa dei contagi, rimasti bassissimi fino all’autunno, e poi la seconda ondata. Novembre, dicembre di gravi difficoltà e da gennaio un lento calo, fino alla scelta di riaprire il 25 gennaio. Qui, l’addio alla zona rossa avviene con 44 morti in 24 ore, ben 1.375 contagi e 405 persone ricoverate in terapia intensiva. Da lì, la discesa vera non è mai arrivata. Il minimo viene raggiunto a inizio febbraio, con 354 letti occupati. Subito risaliti fino al picco, a fine marzo, di 862. E ora? Ora che le scuole sono tornate attive e che le superiori, con il passaggio probabile in zona gialla, torneranno a pieno regime, fra le difficoltà dei trasporti e la tuttora scarsa preparazione complessiva, i ricoverati in terapia intensiva sono 675.

Un numero decisamente più elevato sia di quello registrato alla fine del lockdown totale del 2020, sia di quello registrato il 25 gennaio. Segnali che preannunciano problemi? No, se si tiene conto che nel frattempo sono partite, davvero, le vaccinazioni. Ritardi, problemi e polemiche non hanno impedito fin qui di superare i 2,4 milioni di dosi inoculate a pazienti lombardi. E ormai, mentre volge al termine la campagna per gli ottantenni, si prendono i primi appuntamenti per i pazienti che hanno fra i 65 e i 69 anni. Un’accelerazione dovuta anche alla necessità di non perdere le dosi di AstraZeneca che restano disponibili con le (pur poche) defezioni registrate dopo le polemiche legate all’efficacia e agli effetti collaterali del farmaco.