Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
3 giu 2022

Crema, padre sequestra il figlio nato in casa: "Solo i genitori lo possono curare"

L'uomo, mentre la compagna accusava un malore per un'emorragia, si rifiutava di consegnare il piccolo ai medici. Poi l'intervento dei carabinieri: scattata denuncia e Tso

3 giu 2022
daniele rescaglio
Cronaca
Decisivo l'intervento dei carabinieri di Crema
Decisivo l'intervento dei carabinieri di Crema
Decisivo l'intervento dei carabinieri di Crema
Decisivo l'intervento dei carabinieri di Crema

Crema (Cremona), 3 giugno 2022 - "E' un dono di Dio e solo i genitori lo possono curare". Sono alcune delle frasi pronunciate da un 33enne, padre di un bimbo che la compagna ha dato alla luce in un appartamento del centro di Crema e che giovedì pomeriggio per ore ha tenuto in braccio rifiutandosi di consegnarlo ai medici. Intorno alle 15 il personale del 118 è intervenuto nel palazzo, in quanto una donna, che evidentemente aveva partorito in casa, stava molto male a causa di una forte emorragia. La donna era sulle scale, ma non c'era il piccolo. Poco dopo sul posto sono intervenuti i carabinieri: saliti in casa insieme al personale del 118, hanno trovato l'uomo con in braccio il neonato avvolto in una felpa.

L’uomo era diffidente nei confronti di carabinieri e medici e affermava che solo lui poteva curarlo e assisterlo, tenendo tutti lontani e impedendo a chiunque di entrare in casa. Solo dopo un po’ di tempo si è fatto convincere ad andare all’ospedale di Crema insieme alla donna che era in gravi condizioni per la seria perdita di sangue e per un’infezione in atto, ma anche in ambulanza e ospedale ha impedito a chiunque di avvicinarsi al bambino, ripetendo che non si fidava di nessuno. L’uomo durante i colloqui con medici e carabinieri non ha mai voluto riferire il suo nome e non ha detto nulla su quando era avvenuto il parto.

Continuava a ripetere in maniera insensata che il bambino era un dono di Dio e che solo i genitori potevano soddisfare i suoi bisogni. I medici hanno provato più volte a fargli capire che il bambino non poteva essere tenuto in una felpa perché era a rischio disidratazione e asfissia, ma l’uomo non voleva ascoltare nessuno intorno a lui. Ha continuato a impedire qualunque visita mettendo a rischio evidente la vita del neonato e a quel punto, tenuto conto che il 33enne farneticava con frasi senza senso su reincarnazione e purezza dell’anima, un medico psicologo dell’ospedale ha provato a parlare all’uomo.

I carabinieri hanno così deciso di affiancare al personale medico anche un militare esperto in negoziazione. Giunto in ospedale in tempi rapidissimi, il negoziatore è riuscito nell’intento di creare un contatto con l’uomo attraverso una lunga conversazione, ma il padre continuava a tenere in bambino sotto la felpa e stretto al suo petto, rendendo impossibile qualsiasi intervento nei suoi confronti perché ne avrebbe messo a rischio l’incolumità. Verso le 19 i medici hanno riferito ai carabinieri presenti in forze in ospedale che era necessario intervenire per poter visitare il bambino e alimentarlo, anche perché il neonato piangeva da molto tempo.

Il militare-negoziatore è riuscito a convincere l’uomo ad andare a trovare la compagna per farle vedere il piccolo, ma giunto nella stanza ha continuato a rifiutare di lasciare il bambino. Distratto con uno stratagemma, i militari lo hanno bloccato e, nonostante avesse tentato una reazione, il negoziatore, insieme a una dottoressa del reparto di Pediatria, ha aperto la felpa estraendo il bambino e mettendolo al sicuro.

L’uomo è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di indicazioni sull’identità personale e abuso dei mezzi di correzione e nei suoi confronti è stato richiesto un trattamento sanitario obbligatorio, mentre la donna è in miglioramento per le cure ricevute. Il bambino si trova al reparto neonatale ed è in buone condizioni generali di salute.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?