Como, 8 settembre 2018 - Una scoperta che potrebbe contribuire a ridisegnare i confini della Como romana, l’urna ripiena di monete d’oro ritrovata mercoledì nell’ex cinema Cressoni. Un vero e proprio tesoro che più che a un ricco patrizio potrebbe essere appartenuto a un’istituzione della civitas, che già allora aveva un’importanza strategica dal punto di vista commerciale, per la presenza del lago, e militare come baluardo per le incursioni delle orde barbariche dirette versola Pianura Padana. Di sicuro con la fortuna ritrovata nella simil anfora rinvenuta in via Diaz, che in realtà è un contenitore più pesante di pietra ollare con dei manici che fanno pensare a una sorta di bollitore, si sarebbe potuto armare un esercito o negoziare in caso di assedio la resa di una città, magari della stessa Como che era difesa da mura possenti ma temeva ugualmente le incursioni dei barbari. Un mistero nel mistero che solo gli archeologi potranno chiarire, anche se occorrerà tempo e probabilmente nuovi scavi.

«Se la proprietà in cui questo eccezionale ritrovamento è stato effettuato fosse pubblica non avrei alcun dubbio a chiedere di sospendere i lavori e intensificare gli interventi di scavo per portare alla luce quanti più reperti possibili – spiega il Soprintendente della Lombardia, Luca Rinaldi –. Invece si tratta di una proprietà privata e quindi dobbiamo tenere in debita considerazione le esigenze e gli interessi dei proprietari. Di sicuro dal nostro punto di vista questo è un sito molto promettente e il tesoro è solo l’ultimo di una serie di ritrovamenti significativi. Mi riferisco in particolare ad alcune epigrafi e iscrizioni che i nostri esperti stanno studiando. È ancora presto per trarre delle conclusioni, ma la sensazione è che un tempo lì sotto non vi fosse una villa privata, ma un edificio pubblico. Certo le operazioni di scavo non sono semplici, dobbiamo tener conto del fenomeno della subsidenza che fa affiorare l’acqua nel perimetro del cantiere. Comunque considerando l’epoca romana l’urna non è stata trovata a una grande profondità, il che ci induce a pensare che lì sotto potrebbe esserci ancora altro».

La speranza è che dopo il clamore mediatico suscitato dalla scoperta, il ministero dei Beni Culturali si faccia avanti per trattare con il privato e valutare l’acquisizione dell’area, magari in collaborazione con il Comune che solo con le oltre trecento monete d’oro zecchino ritrovate potrebbe allestire un intero museo. «Stiamo lavorando con microscavo nell’urna – conclude il Soprintendente –, alcune monete sono di periodo tardo imperiale, ma altre potrebbero essere di secoli precedenti. Le monete romane e in particolare quelle metalli pregiato come l’oro non andavano fuori corso come capita con le valute attuali, per questo quell’urna rappresenta un vero e proprio scrigno del tempo per tutti gli appassionati di numismatica e storia antica».