“Ti picchio perché ti amo. Dimentica le botte”. Quattro anni di reclusione all’ex convivente aguzzino

Como, l’uomo pretendeva il controllo totale sulla compagna anche sul lavoro. La picchiava e l’ha derubata di 5mila euro di incassi dell’attività di impresa

Il tribunale di como

A lato il Tribunale L’uomo un italiano di 48 anni è finito in carcere dove si trova tutt’ora

Como, 1 marzo 2024 –  Dopo sei mesi di convivenza, il suo atteggiamento era radicalmente cambiato, diventando sempre più violento. Pretendendo il controllo su tutto, anche sulla sua piccola attività imprenditoriale della compagna. Arrivando a massacrarla di botte più volte, fino a maggio dello scorso anno, dopo che lei lo aveva lasciato: ha raggiunto la compagna sul suo luogo di lavoro, l’ha rinchiusa in un stanza e ripetutamente picchiata, fino a causarle fratture delle costole, scaraventandola contro il muro e colpendola con una sedia mentre cercava disperatamente di scappare, sbattendole la testa contro il muro. Due giorni dopo, quando la donna era stata dimessa dall’ospedale, aveva trovato un biglietto sul cruscotto della sua auto: "Dimenticati di domenica – le aveva scritto – l’ho fatto perché ti amo".

L’uomo, un italiano di 48 anni, è finito in carcere, dove si trova tutt’ora, e ieri è stato condannato con rito abbreviato a 4 anni di reclusione dal Gup di Como Carlo Cecchetti, la stessa pena chiesta dal Pm Antonio Nalesso.

Le aggressioni erano iniziate a gennaio dello scorso anno, improvvisamente, quando l’uomo aveva iniziato a manifestare gelosia e un crescente bisogno di controllo della compagna. La prima volta l’aveva schiaffeggiata, e lei spaventata da questa condotta immotivata, era fuggita a casa dei genitori. Era stato solo il primo di una serie di episodi che, a distanza di poche settimane, si erano ripetuti. Quando non era fisicamente presente accanto a lei, più volte l’aveva costretta a stare sveglia di notte, continuando a chiamarla per controllare cosa faceva. Le botte continue, erano accompagnate da insulti pesanti, minacce di morte, distruzione dei mobili e delle suppellettili di casa della donna, ma anche del luogo in cui lavorava. Ha cercato di intromettersi nella sua attività, di imporle come doveva gestirla. Le ha rubato 5000 euro di incassi.

Ad aprile dello scorso anno la vittima, dopo essersi trovata con un occhio gonfio e un dente rotto da un pugno, aveva cercato di lasciarlo, ma il suo allontanamento aveva scatenato una reazione ancora più violenta, quella che l’aveva fatta finite in ospedale a maggio, dopo essere stata segregata nel suo ufficio e ripetutamente picchiata.