Alla fine ci ha pensato un privato
Alla fine ci ha pensato un privato

Como, 23 giugno 2016 - Non c'è solo lo scandalo delle paratie a rovinare l’immagine, altrimenti da cartolina, di Como. Questa volta a provocare indignazione è la storia, vera, di un anziano pensionato comasco morto in condizioni d’indigenza al quale il Comune ha negato persino una bara. «Un caso di burocrazia assurda o semplicemente mancanza di umanità – denuncia il consigliere Alessandro Rapinese, di Adesso Como, che ha sollevato il caso - Siamo alla follia. Lo stesso sindaco che ha sperperato centinaia di migliaia di euro per rifare piazza Volta, riempiendola di panchine a forma di bara, nel marzo 2016 non ha trovato una bara vera per far seppellire un ottantottenne indigente comasco morto di tumore all’Hospice di Como».

Il consigliere ha reso pubblica la storia di una donna che si era data da fare per dare una degna sepoltura all’anziano, malato oncologico, che viveva con la sorella di 91 anni, come lui titolare di una pensione minima, residenti in un alloggio in affitto ed entrambi senza figli. «Venerdì 4 marzo il signor Luca (nome di fantasia nrd.) è morto all’Hospice di Como – ha scritto la signora in una lettera rivolta al sindaco Lucini – e qui iniziano i problemi. Alle 9 contatto i servizi sociali, che già conoscevano la delicata situazione, chiedendo l’aiuto delle assistenti sociali. Alle 11 mi comunicano che hanno trasmesso la loro valutazione positiva all’Ufficio Cimiteri del Comune di Como, ma che gli sportelli chiudono alle 12 di venerdì. All’Hospice non hanno una cella frigorifera e il problema era grave. Sabato alle 5 una dottoressa della struttura cerca di contattare il Comune senza successo. Arriva il lunedì mattina e mi rimetto in contatto con le assistenti sociali che mi danno il contatto di un fantomatico Ufficio Morti, ma la linea cade in continuazione. Il pomeriggio corriamo all’Hospice nella speranza che nel frattempo sia accaduto qualcosa ma la dottoressa ci comunica che dal Comune hanno chiamato, ma per dire che non hanno la bara».

La signora non si arrende e a questo punto decide di andare a parlare con il responsabile della procedura. Intanto il corpo cinque giorno dopo la morte, continuava a rimanere bloccato nella sala mortuaria dell’Hospice. «Alla fine è intervenuta una persona generosa che venuta a conoscenza della situazione alle 17 del giorno stesso si è recata presso un’agenzia di pompe funebri e finalmente, mercoledì 9 al pomeriggio, abbiamo effettuato il rito funebre. Tutto questo mi ha lasciato molta amarezza e sfiducia nelle istituzioni. Chi non ha mezzi per permettersi un funerale decente non può morire».