Nelle motivazioni dei tre ergastoli: "Interesse spasmodico per i soldi solo da parte della madre di Mirto"

La Corte d’Assise di Brescia: il trio criminale di figlie e fidanzato voleva invece gratificare l’ego del gruppo

Nelle motivazioni dei tre ergastoli: "Interesse spasmodico per i soldi solo da parte della madre di Mirto"

Roberto Spanò, presidente della Corte d’assise di Brescia

"L’unica persona che ha mostrato un reale interesse, per certi versi spasmodico, per il patrimonio della defunta è Mirna Donadoni". Ovvero la madre di Mirto Milani, il 29enne sopranista di Lecco fidanzato di Silvia Zani, 29 anni, ma legato sentimentalmente anche alla sorella Paola, 22.

Lo scrive il presidente della Corte d’Assise Roberto Spanò nelle motivazioni dell’ergastolo inflitto al trio criminale per l’omicidio di Laura Ziliani, l’ex vigilessa 55enne di Temù strozzata il 7 maggio 2021 a mani nude dopo essere stata narcotizzata con benzodiazepine in un muffin cucinato dalle ragazze per la Festa della mamma. Inizialmente s’ipotizzava un movente economico, l’interesse delle sorelle di disporre liberamente del patrimonio immobiliare della madre, consistente dopo la morte del padre nel 2012. Ma in aula l’ipotesi si è sgretolata. "L’indagine compiuta da inquirenti, perito e consulenti sulle abitudini di vita degli imputati pare confermare l’assenza di motivazioni predatorie", si legge in sentenza.

La madre di Mirto invece, sin dal giorno della scomparsa di Ziliani il cui corpo fu trovato tre mesi dopo, si era precipitata a Temù per riscuotere crediti, stipendi e liquidazioni spettanti alla vittima "nella convinzione, o speranza, che questa non sarebbe mai tornata a casa. Lei e il marito senza alcuna remora si erano accasati in via Ballardini addirittura occupando il letto della parte offesa, imitati dopo qualche tempo dall’altro figlio, Aron, che a sua volta mise radici a Temù, frugando l’abitazione della Ziliani". Agli atti ci sono messaggi WhatsApp dal fratello di Mirto alla madre con foto di documenti e oggetti personali della vittima.

"Il ruolo debordante da convitato di pietra assunto da Mirna Donandoni può avvalorare il sospetto che il figlio l’abbia messa sin da subito a conoscenza dell’omicidio". La donna in aula si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Beatrice Raspa